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Non solo vino grazie al progetto Coros, Usini si scopre paese della birra

di Roberto Sanna
Non solo vino grazie al progetto Coros, Usini si scopre paese della birra

Il titolare Giovanni Carboni racconta un’avventura nata nel 2016 e caratterizzata dai prodotti senza glutine: «Ho cominciato per gioco con i kit casalinghi, oggi la produzione è arrivata a 1.500 litri al mese. L’accordo con Porto Conte ricerche è stato fondamentale»

18 maggio 2024
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Non è più soltanto il vino a portare in alto il nome di Usini tra gli amanti del buon bere. Da qualche anno ha preso piede la birra Coros, un progetto imprenditoriale nato quasi per gioco che dal 2016 è riuscito ad affermarsi un territorio, quello delle birre artigianali, sempre più affollato e per certi versi complesso. A portarlo avanti è un sassarese, Giovanni Carboni, 40 anni, sassarese, che ha saputo districarsi nel mercato grazie soprattutto all’idea di inserire nella sua offerta commerciale i prodotti senza glutine, realizzati grazie a una collaborazione con Porto Conte Ricerche.

All’inizio era una, adesso sono quattro e per chi ha problemi di intolleranza il catalogo Coros è un piccolo paradiso: «Ho creduto subito in questo segmento e sono felice dei risultati raggiunti, siamo diventati riconoscibili anche per aver differenziato l’offerta – racconta –. A differenza di altri birrifici che hanno magari in catalogo una birra senza glutine ma la inseriscono giusto per averla, noi abbiamo un’offerta ricca e sulla quale abbiamo insistito e lavorato. Tanto che quando qualcuno che non ci conosce viene da noi per acquistare una birra senza glutine e si sente chiedere quale preferisca, rimane stupito. E aggiungerei piacevolmente».

Il birrificio è cresciuto nel tempo e ha saputo convincere anche gli scettici, in primis gli abitanti di un paese che da sempre è uno dei simboli del mondo enologico sardo con le sue produzioni di cagnulari e vermentino in particolari con tante piccole cantine protagoniste «All’inizio in effetti mi guardavano un po’ strano, si chiedevano chi fosse quel ragazzo che si metteva a produrre birra nel paese del vino – scherza Carboni –, ora mi guardano con simpatia e anzi devo dire che tra i miei clienti più affezionati c’è un cantiniere che viene spesso a rifornirsi di Ipa. Così come lo stand che ogni anno sistemo alla manifestazione “Ajò a ippuntare” è diventato una tappa fissa dei produttori quando chiudono le cantine al pubblico».

La Coros, in realtà, nasce molto prima del 2016. «Mi sono appassionato alla birra per gioco, lavoro da sempre nel settore del bricolage e un collega mi convinse ad acquistare dei kit per produrre la birra in casa. Dopo qualche mese lui si è stufato, io invece mi sono appassionato e ho proseguito. Dopo un po’ di tempo il mio migliore amico, che lavorava in uno studio di consulenza del lavoro, mi spinse a fare il grande passo: le birre sono buone, mi disse, col regime fiscale forfettario non corri il rischio di fare grossi debiti. Così mi sono buttato nel business».

Decisivo, in questo, il trasferimento da Sassari a Usini: «Prima vivevo in un appartamento, non potevo sistemare i macchinari. Nella casa di Usini invece ho un cortile dove ho potuto fare l’upgrade tecnologico che serviva. Ho iniziato con 400 litri al mese, adesso siamo arrivati 1.500 e ho acquistato nuove attrezzature. Quella di implementare la produzione è stata anche una scelta mirata, nel senso che mi sono accorto che sotto i mille litri al mese non è conveniente economicamente, è quasi impossibile coprire le spese. Sono cambiate le birre stesse, sono il primo a riconoscere la grande evoluzione dei prodotti rispetto al 2016 ma non rinnego gli esordi. Anzi, è proprio grazie a quelle prime birre che sono arrivato fin qui».

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