La Nuova Sardegna

L'Isola delle storie

Gino Cecchetin: «È giunto il momento di scardinare il patriarcato, mi impegno in prima persona come faceva Giulia»

di Luca Urgu
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Il padre della ragazza uccisa dall’ex fidanzato ospite a Gavoi per presentare il suo libro: «Iniziavo a perdere i ricordi e non volevo assolutamente che questa cosa accadesse Giulia era una figlia davvero speciale e la sua memoria andava onorata da subito»

06 luglio 2024
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L’educazione al rispetto di genere si apprende a tutte le età. E chi ne scopre il valore, ne interiorizza i fondamentali anche da adulto diventa sicuramente una persona migliore. C’era molta curiosità ieri a Gavoi per il Mezzoggiorno di fuoco (questa volta davvero di nome e di fatto) per l’incontro da tutto esaurito con Gino Cecchettin padre di Giulia, uccisa dall’ex fidanzato, e autore del libro “Cara Giulia” (Rizzoli editore 2024) che ha dato anche il titolo all’appuntamento. Il dibattito su una questione così tragica e delicata ha avuto subito il merito grazie di andare oltre alla cronaca ma di rimanere a dei livelli elevati, ma sempre legati alla tematica di stringente attualità delle violenze di genere. Un risultato non da poco ottenuto grazie alla brava ed equilibrata Maura Gancitano nel ruolo di intervistatrice sia di Gino Cecchettin che di Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista, uscito di recente con una nuova edizione del suo Perché il femminismo serve anche agli uomini (Eris 2024). Cecchettin ha risposto subito alla prima e (divisiva) questione sul perché ha deciso di scrivere “Cara Giulia” a poche settimane dalla tragica morte della figlia. «Iniziavo a perdere i ricordi e non volevo assolutamente che questa cosa accadesse. Giulia era una ragazza davvero speciale e la sua memoria andava onorata nel migliore dei modi da subito», ha detto rimarcando il fatto che il libro doveva essere il primo passo per altre iniziative per far “rivivere” la ragazza e lavorare per creare una cultura del rispetto sull’universo declinato al femminile. «È un problema sociale per troppo tempo sottovalutato. Basta rimandare, io ho deciso che è il momento di impegnarmi in prima persona. Di non rimandare più». Cecchettin ha annunciato poi la nascita di una Fondazione operativa già da ottobre con una chiara mission: «mettersi al servizio degli altri, delle persone in difficoltà, così come faceva la mia Giulia con grande empatia», ha rimarcato.

La gente applaude, sente e avverte l’emozione del padre a cui è stata sottratta la cosa più cara e il coraggio di chi si assume l’onere di una battaglia non facile. «Bisogna puntare il dito sui luoghi comuni e anche puntare il dito sul patriarcato (come ha fatto l’altra sua figlia, Elena, ndc) se questo significa prevaricazioni», ha continuato l’autore di Cara Giulia. «C’è un sistema di potere, di cose e idee che possiamo scardinare, mettere in discussione per non essere incastonati in ruoli che rischiano di essere oltre che obsoleti dannosi per la crescita dei nostri figli», ha aggiunto Gasparrini che ha affrontato il non facile argomento anche con una dose di apprezzata ironia. Intanto siccome non si smette mai di imparare e di apprendere comportamenti virtuosi anche Gino Cecchettin racconta il suo modo di essere padre. «Il mio ruolo di genitore è iniziato quando ho capito che non volevo essere come mio padre. Ho odiato i suoi metodi autoritari che mi hanno fatto stare male durante l’adolescenza. Ho sposato il metodo del confronto con i miei di figli e non me ne sono mai pentito». Poi nei secondi finale l’annuncio della Fondazione con il nome della sua Giulia tra pochi mesi operativa. E un saluto alla gente dell’Isola delle Storie che lo applaude a lungo in piedi (in prima fila la presidente della Regione Alessandra Todde) e lui che risponde a tanto affetto portandosi le mani al cuore.
 

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