La Nuova Sardegna

L’intervista

Casino Royale: «La Sardegna è una terra che resiste»

di Caterina Cossu
Casino Royale: «La Sardegna è una terra che resiste»

Quasi 30 anni di carriera per il gruppo capitanato da Alioscia Bisceglia: il 3 agosto in scena a Guspini

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Quasi 30 anni di musica: i Casino Royale rinascono sempre dalle proprie ceneri, guardano avanti, consapevoli della strada fatta e della vita vissuta ogni giorno fuori dal contesto artistico musicale. Riconosciuti come una delle formazioni più originali della scena italiana, quest’estate il collettivo guidato da Alioscia Bisceglia calcherà i palcoscenici dei più importanti festival per presentare dal vivo l’ultimo lavoro, Fumo, e arriverà domenica 3 agosto anche a Guspini, per A Innantis!, festival di musica resistente.

«La Sardegna è una terra che resiste, nel suo ghetto, che se fosse suo non sarebbe affatto male. Stare ai margini perché emarginati e sfruttati non è una bella condizione e capisco la complessità di una terra come questa. Stare vicini alla propria storia, cambiarla, andare avanti rimanendo vicini a quello che sono le proprie radici – dice – . Per lavoro mi è capitato di conoscere Paolo Angeli è un artista che posso dire di amare. Riesce a far arrivare lo spirito di questa terra proiettandolo con spiritualità cosmica e facendolo percepire come qualcosa che lega passato e futuro. Quando ascolto la sua musica mi viene voglia di perdermi in questa terra e mi domando se veramente l’essere umano oggi debba rincorrere modelli che ci portano in un certo modo ad implodere nell’eccesso».

Alioscia è l’unico componente che faceva parte anche della formazione originale. «Considero i Casino Royale un gruppo anni ’80 a tutti gli effetti, e credo che lo spirito di questo progetto sia rimasto lo stesso. L’attitudine e l’urgenza nel fare musica sono le stesse: una voglia di manifestarsi, di comunicare pensiero se vuoi anche stile, il bisogno di essere parte di un gruppo di una comunità allargata per cui la musica è una forma di appartenenza, e oggi come ieri di resistenza».

Ma come si fa la differenza nel mare magnum del mercato discografico odierno? «Quello della band è un progetto molto longevo, che ha superato moltissime crisi e che non ha mai raggiunto la consacrazione di gruppi come Subsonica o Afterhours – spiega ancora –. Solo ultimamente ci viene riconosciuto il merito di aver fatto un percorso coerente e di non aver mollato e di uscire ogni volta con qualcosa che spiazza il pubblico, abbiamo preservato il progetto. Oggi c’è tanto rumore di fondo, tanto talento, tanto caos, tanta diversità omologata, attenzione alle numeriche d’ascolto, ai like. Vinci se riesci a sorprendere a diventare personaggio, fenomeno. Ti portano a pensare che stai facendo a gara con gli altri. I talent inculcano questa visione della cultura, inutile poi mettersi a criticare quando sei salito su quel carrozzone».

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