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Al mare o in piscina: «Quello dei bagnini non è solo un lavoro stagionale»

Al mare o in piscina: «Quello dei bagnini non è solo un lavoro stagionale»

Bagnanti indisciplinati spesso non rispettano consigli e regole

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Era il 25 febbraio del 1999, quattro i morti nell’incidente più grave nella storia dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova: a salvare i superstiti c’era l’allora 14enne Daniele Sedda, oggi 40enne e attuale responsabile della sezione Salvamento della Federazione italiana nuoto a Cagliari. Ventisei anni fa gli diedero la medaglia al valore civile, capì che questo era il suo destino.

Professione bagnino, c’è chi lo diventa per passione, lui perché era a bordo di un aereo finito in mare: «Tutto è cominciato in quella giornata, stavamo andando a fare una gara di nuoto. C’era il panico, insieme agli altri ho aiutato le persone ad uscire dalla carlinga: lo choc dei passeggeri era tale che non riuscivano a muoversi, né a parlare. Non erano in grado di nuotare, io ho mantenuto il sangue freddo e li ho portati in salvo con gli altri verso i soccorritori».

Il carrello tocca l’asfalto, i flaps e i freni entrano in azione, ma la pista di circa 3mila metri non basta. L’aereo in arrivo da Cagliari, Dornier 328, destinazione Genova, sbaglia atterraggio: «Non credevo che questa sarebbe stata la mia vita, oggi sono felicemente un bagnino della Federazione ed è bello vedere che i giovani che si avvicinano a questa attività sono sempre numerosi». Il rapporto con i bagnanti? «Sta cambiando, ora c’è più rispetto, anche se in tanti pensano che stiamo sulla torretta a far nulla. Quando li invitiamo a chiudere l’ombrellone per il forte vento ci guardano male. E spesso non seguono il consiglio di non entrare in acqua quando c’è la bandiera rossa».

Mare mosso, tre persone in salvo. È il caso di Marta Cuzzocrea, 33 anni, che poi ha scelto di lavorare nella piscina della Rari Nantes, a Cagliari: «Quattordici anni fa al Poetto salvai la vita ad un 80enne e una coppia che era entrata in acqua dopo averlo visto in difficoltà. La bandiera era rossa, loro finirono a venti metri dalla riva. Ora lavoro in piscina, mi dà più stabilità, sono anche un tecnico di piscina, ossia controllo la qualità dell’acqua. Il nostro lavoro è bellissimo».

Stipendio? «Io guadagno 1200 euro». Dal sud al nord della Sardegna, dove chi gestisce gli stabilimenti balneari denuncia la difficoltà di reperire bagnini locali. Per risolvere il problema, i gestori di “Smeralda beach” a Liscia Ruja hanno preso il brevetto: «In questa spiaggia d’estate ci sono almeno 10mila persone, per sette stabilimenti», spiega Floriano Moro, 45 anni, bagnino da 5. Al suo fianco, con la maglietta rossa che porta la scritta “Life guard” c’è una donna tosta, Angela Amadori, 62 anni, ancora operativa, nonostante la stanchezza si faccia sentire: «Non abbiamo alternative – spiega Moro – quando facciamo i colloqui la prima domanda riguarda l’orario, poi lo stipendio che non è per niente basso, circa 1800 anche 1900 euro, ma da queste parti gli affitti, d’estate, sono carissimi, quindi per i ragazzi che vivono in altre località sarebbe come lavorare quasi gratis». E allora scende in campo anche Angela: «Per ora niente pensione, poi si vedrà». «Ci vorrebbero gli alloggi destinati al personale di questo settore», chiosa Moro. (ilenia mura)

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