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Buon Gusto – Speciale Caffè

La torrefazione Bussu: il caffè di Ollolai che arriva in tutta l’isola, prodotto di nicchia che punta sulla qualità

di Roberto Sanna
La torrefazione Bussu: il caffè di Ollolai che arriva in tutta l’isola, prodotto di nicchia che punta sulla qualità

«Abbiamo cominciato con una macchina da 5 chili e negli anni l’attività si è evoluta: stiamo attenti a seguire le nuove tendenze del mercato»

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Da 35 anni anche la Sardegna ha il suo caffè di montagna, torrefatto a quasi mille metri di quota da Pierbruno Bussu. Un’attività nata nel 1990 e che con gli anni si è consolidata, portando il suo marchio in tutta l’isola grazie alla capacità imprenditoriale del suo inventore, ora affiancato dai familiari, che, oltre a dedicarsi alla qualità del prodotto e a tenerlo al passo coi tempi, non ha mai avuto paura di salire sulla sua auto e raggiungere gli angoli più lontani dell’isola partendo da uno dei paesi più ricchi di storia e tradizione della Barbagia.

La storia comincia appunto nel 1990, quando Pierbruno Bussu aveva poco più di vent’anni, piccolo artigiano dipendente, sente l’esigenza di mettersi in proprio e sceglie il settore della torrefazione del caffè, sulla scia di alcuni parenti residenti nella penisola che avevano avviato un’attività in quel ramo.

«Ho cominciato con una piccola macchina da 5 chili – racconta Pierbruno Bussu – poi col tempo sono passato via via a quelle più grandi, affinando anche la conoscenza del caffè e seguendo le tendenze del mercato». I suoi prodotti cominciano a comparire nei primi anni Novanta soprattutto nei bar della Barbagia col nome e il simbolo “Mondial caffè”, ma dopo un po’ di tempo Pierbruno Bussu ha un’intuizione di marketing, capisce che per crescere deve trovare un’identità più precisa e decide di cambiare nome al suo caffè: «Mi sono reso conto che quel nome era un po’ troppo generico, poteva magari essere confuso e comunque non ci identificava. Così ho preso la decisione di cambiare e mettere direttamente il nostro, scegliendo poi anche un confezionamento che avesse un richiamo diretto con la Sardegna. Nel frattempo è cresciuta anche l’azienda e abbiamo cambiato sede, scegliendo una struttura più adatta alle nuove esigenze visto che l’attività stava andando bene e avevamo bisogno di spazio».

Nel tempo Pierbruno Bussu ha saputo costruirsi una filosofia di lavoro capace di valorizzare la qualità e anche di saper scegliere i prodotti giusti, in un contesto che si è evoluto negli anni anche dal punto di vista della clientela: «Non credo ci sia un tipo di caffè migliore degli altri, a prescindere da quello che scelgo di comprare sul momento, magari si va o a tendenze – dice –. In realtà, il caffè è proprio come il vino e dipende dai gusti delle persone: come c’è chi preferisce il Carignano o il Vermentino, c’è chi preferisce la Robusta perché ama sapori più decisi e poi trovi chi ama l’Arabica perché preferisce toni più morbidi. L’importante però è non perdere di vista la qualità, il nostro comunque resta un prodotto di nicchia, stiamo attenti a quello che offriamo. Certamente quando abbiamo iniziato era più semplice la parte della vendita, lavoravamo soprattutto con i locali, in particolare quelli del Nord Sardegna e della zona di Sassari, ma io non ho mai avuto problemi ad andare in posti lontani come La Maddalena, anche se ora che ho superato i sessanta anni qualche viaggio comincio a risparmiarmelo. Il mercato in compenso si è diversificato, è aumentato il consumo del caffè nelle case. Così la nostra offerta è ad ampio raggio, ci sono le confezioni per chi usa la moka e anche per tutte le tipologie di macchine, non produciamo direttamente le capsule ma prepariamo le miscele in polvere e ci affidiamo a una ditta specializzata».

E poi c’è il versante della grande distribuzione: «Soprattutto d’estate funziona molto, nella confezione c’è un forte richiamo alla Sardegna. Se abbiamo alle spalle 35 anni di storia vuol dire che abbiamo fatto le scelte giuste e sono sicuro che chi prenderà in mano questa azienda dopo di me, magari i miei figli tra qualche anno, saprà continuare questa tradizione».

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