La Nuova Sardegna

L’intervista

Marco Carta si racconta: «Vincendo Sanremo ho rotto il sistema, Maria De Filippi mi ha cambiato la vita»

di Alessandro Pirina
Marco Carta si racconta: «Vincendo Sanremo ho rotto il sistema, Maria De Filippi mi ha cambiato la vita»

Sono trascorsi quasi vent’anni da quando quel giovane di Pirri conquistò l’Italia pima ad Amici e poi al Festival

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Sono passati quasi vent’anni, per l’esattezza 19, da quando quel ragazzino di Pirri conquistò l’Italia prima ad Amici, bagni di folla da Bolzano a Palermo, poi a Sanremo, il tempio dello spettacolo, dove ebbe la meglio sui pregiudizi di chi riteneva che i fuoriusciti dai talent nulla avessero a che fare con il mondo della musica. Quasi vent’anni dopo Marco Carta, non più ragazzino, è pronto a tornare con un nuovo disco e un tour che anche quest’anno - nel 2025 una cinquantina di tappe dalle piazze strapiene - lo porterà in giro per l’Italia.

Marco, lei da bambino voleva fare...

«Il cantante. È sempre stato il mio obiettivo da quando ero piccolissimo».

I suoi idoli di allora?

«Quelli che ascoltava mia madre. Era fan sfegatata di Battisti, Vasco, Litfiba. Poi crescendo mi sono appassionato alla musica blues, soul, gospel. Mi sono dato a origini scure in tutti i sensi».

Il suo primo palcoscenico?

«I locali di Cagliari. È lì che mi sono fatto le ossa».

Diciannove anni fa l’ingresso ad Amici: cosa si porta dietro di quella esperienza?

«Una grande scuola. Averla fatta è stata una grande fortuna. Ne ho un ricordo umano molto bello. Ho conosciuto tante persone che oggi ritrovo nella mia vita. E poi senza Amici non ci sarebbe stato Sanremo».

Gli scontri con Grazia Di Michele sono stati in qualche modo la sua fortuna?

«Non direi la mia fortuna ma hanno fatto sì che la gente si accorgesse di me. In qualche modo hanno acceso una spia».

Vi siete più sentiti?

«Mai più rivisti. Ma non per scelta, evidentemente così ha deciso il destino».

Cosa rappresenta per lei Maria De Filippi?

«È stato un grandissimo onore conoscerla. È stata per tanto tempo parte della mia vita, e per certi versi lo è ancora. Mi ha dato tanti consigli giusti. Sono molto grato ad Amici e dunque a Maria».

Da Amici a Sanremo: possiamo dire che forse lei è stato il premo reduce di un talent a imporsi al festival?

«Non per vantarmi, ma toglierei quel forse. Ai tempi X factor esisteva solo da un anno. Io ho avuto la fortuna e anche la forza di rompere un sistema. Per me è un grandissimo orgoglio. Allora le case discografiche guardavano storto chi usciva dai talent, ci consideravano cose fatte in batteria. Quando sono arrivato a Sanremo da alcuni colleghi venivo visto come un prodotto difettoso che era stato comunque messo in vendita».

C’era molto snobismo nei suoi confronti?

«C’erano quelli che mi lanciavano occhiate, sguardi, che mi tenevano lontano manco avessi la lebbra. Altri invece mi sostennero. Per esempio, ricordo Iva Zanicchi che mi diceva: fregatene degli altri, se non ti sentono vuole dire che sono sordi. Il tutto condito da parolacce».

Che ricordo ha della serata della vittoria?

«Fu bellissimo, ma non mi ricordo niente. Era il mio sogno che si realizzava, non mi sembrava possibile. Mi chiedevo: cosa mi sono fumato? Mi ero convinto mi avessero messo qualcosa nelle sigarette che ai tempi ancora fumavo...».

Quando Paolo Bonolis annunciò che aveva vinto lei però lo sapeva già...

«Me lo aveva spoilerato Arisa. Lei aveva vinto tra i giovani e si doveva esibire anche nella finalissima. Avevamo la stessa casa discografica e quando arrivò la notizia - di solito si sa qualche minuto prima - lei la sentì e corse da me: “Marco, hai vinto”. Io non la conoscevo bene e ricordo che pensai: è una ragazza un po’ sui generis, speriamo non mi abbia detto una cavolata».

Dal 2009 non ha più partecipato al festival. Ci ha più provato?

«Diverse volte, anche in momenti in cui ero in auge e conquistavo dischi di platino. Ma la risposta è sempre stata no. Non l’ho mai capito fino in fondo. Mi sono fatto delle congetture, ma trattandosi appunto di congetture meglio non dirle».

Rimpianti nella sua carriera?

«Ne ho uno molto grosso ma non sono ancora pronto per condividerlo con il mondo».

Oggi è cambiato l’atteggiamento degli artisti verso chi esce dai talent?

«Non solo è cambiato, ma molti si sono prostrati verso chi è uscito dai talent, e poi ha vinto Sanremo, l’Eurovision».

Il miglior talento dei talent?

«Ce ne sono tanti. Non voglio fare nomi, ma posso dire che tra i più bravi ce ne sono alcuni che non sono riusciti a fare il secondo disco. Il destino a volte gioca per noi. E poi bisogna avere fortuna e bisogna sapersi vendere. Cosa che io ho saputo fare pochissimo. Ma in generale noi sardi non siamo bravi imprenditori di noi stessi. Io ho imparato ad aprirmi da poco, prima me ne stavo chiuso a riccio, rischiando di passare anche per antipatico. La sardità non è solo cose belle».

Quanta Sardegna c’è nella vita di Marco Carta?

«Tantissima. La mia casa di Milano è una frazione staccata di Pirri. Vasi, tappeti: sembra una casa vacanza».

Viene spesso nell’isola?

«Quest’anno sono riuscito solo un paio di giorni per Natale, ma di solito - eccetto il tour - due o tre volte l’anno».

Progetti in vista?

«Sto per entrare in sala d’incisione. Ho fatto una cernita di pezzi per il singolo estivo. Non l’ho ancora cantato ma l’ho individuato. E poi da aprile la tournée in giro per l’Italia».

Con chi le vorrebbe duettare?

«Achille Lauro. È uno che racconta quello che sente, mi piace la sua romanità di periferia».

Le piace eroCaddeo?

«Non guardo i talent in generale, ma ho avuto modo di vederlo. È bravo, sono molto felice per lui, se lo merita».

Se la chiamassero in giuria a un talent?

«Mi piacerebbe per trasmettere qualcosa ai giovani e - devo essere sincero - sarebbe anche un’occasione di rilancio».

E il Grande fratello vip?

«Mi hanno chiamato per ogni edizione e ho sempre declinato: non mi interessa».

Un amico nella musica?

«Lo sto ancora cercando. Sono come la Bertè prima maniera».

Chi vincerà Sanremo?

«Devo ricordarmi chi c’è: Fedez e Masini, Arisa... e poi?».

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