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L’aperitivo letterario a Sassari: letture e gastronomia stile New York

di Rachele Falchi
L’aperitivo letterario a Sassari: letture e gastronomia stile New York

Dietro all’esperimento riuscito ci sono tre amiche: Daniela Nurra, Rita Marongiu e Barbara Usai

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Due anni fa, su un divano di Sassari, è bastato un messaggio a cambiare il corso di una serata: «A New York organizzano i reading party, sarebbe bellissimo farlo qui». In quella frase c’era tutto: l’intuizione, l’entusiasmo, la voglia di portare in città qualcosa di nuovo. Nel giro di una settimana l’idea ha preso forma. È nato così l’Aperitivo Letterario, un format capace oggi di richiamare oltre cento persone alla volta e di trasformare il rito silenzioso della lettura in un’esperienza conviviale, dove cultura ed enogastronomia si incontrano. Dietro questo esperimento riuscito ci sono tre amiche: Daniela Nurra, anima organizzativa e F&B manager con anni di esperienza tra Roma e la Sardegna. Con lei Rita Marongiu, avvocata, e Barbara Usai, che lavora nel settore delle costruzioni. Tre percorsi lontani solo in apparenza, uniti da una passione autentica per i libri e dal desiderio di regalare alla città uno spazio nuovo, informale e accogliente in cui incontrarsi. L’idea è semplice e geniale insieme: leggere come si farebbe a casa – con un calice di vino e un piccolo piatto di assaggi – ma farlo in compagnia, meglio se di sconosciuti.

Il primissimo appuntamento è stato in un bistrot cittadino, un vero esperimento: menu a buffet, un buon vino e un’ora – poi diventata 45 minuti, la misura perfetta – di pura lettura in un silenzio quasi religioso, interrotto solo dal fruscio delle pagine. Poi, la seconda parte: chi vuole racconta cosa sta leggendo, consiglia un titolo, dialoga con l’autore ospite. Il pubblico cresce in fretta: dalle 40 persone del debutto alle 80-100 nei mesi successivi.

L’Aperitivo Letterario diventa itinerante, toccando diverse location cittadine, ciascuna con una propria identità. È qui che l’aspetto enogastronomico smette di essere contorno e diventa veicolo: il cibo e il vino non sono semplici accompagnamenti, ma strumenti di relazione. Il menu cambia ogni volta, studiato con lo chef che ospita l’evento: piatti pensati per essere gustati in piedi o seduti tra sconosciuti che, dopo pochi minuti, iniziano a parlarsi. In alcune occasioni si tenta anche l’abbinamento tematico: piatti del territorio quando il libro racconta una storia locale, sapori identitari per rafforzare il legame tra narrazione e luoghi.

Il cibo diventa così la chiave d’accesso. In una realtà dove andare da soli a un evento può sembrare ancora un azzardo, l’aperitivo scioglie le resistenze: c’è chi telefona per chiedere se può partecipare senza accompagnatori e finisce per trovare nuove amicizie. Alcune ragazze, arrivate sole ai primi incontri, oggi formano un gruppo fisso. Il tavolo, anche quando non è formalmente un “social table”, diventa spazio di incontro.

Negli ultimi mesi la formula si è evoluta ulteriormente: il pubblico non è più solo spettatore, ma parte attiva. C’è chi intervista l’autore insieme alle organizzatrici, chi si prepara leggendo in anticipo il libro, chi propone nuovi titoli. Non è più un semplice club del libro e non è una copia del modello americano: è un format “fatto in casa”, cucito su misura per la città. Il risultato? Una comunità che aspetta il prossimo appuntamento, che scrive per sapere “dove e quando”, che associa ormai la cultura al piacere conviviale. Perché leggere e degustare rende la letteratura più viva.

L’Aperitivo Letterario si trova su Instagram e Facebook: basta seguire la pagina per scoprire la prossima tappa. È la prova che leggere può essere un gesto intimo e, insieme, profondamente sociale.

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