La Nuova Sardegna

L’intervista

Sal Da Vinci: «È il mio anno d’oro, ma non rinnego i matrimoni»

di Alessandro Pirina
Sal Da Vinci: «È il mio anno d’oro, ma non rinnego i matrimoni»

Il cantante vincitore dell’ultimo festival di Sanremo arriva a Golfo Aranci

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La vittoria a Sanremo lo ha reso indubbiamente l’uomo dell’anno. È vero che già il successo inaspettato di “Rossetto e caffè” gli aveva dato una popolarità inaspettata, ma il trionfo nel tempio della musica, contro ogni pronostico della vigilia, gli ha fatto conquistare quella fama che in tanti anni di carriera non aveva mai raggiunto. E infatti il comune di Golfo Aranci ha voluto puntare su di lui, Sal Da Vinci, per il concerto che ogni estate regala a residenti e turisti. Appuntamento, dunque, al 5 agosto in piazza Cossiga: un bagno di folla assicurato.

Sal, sono trascorsi sei mesi dal successo al festival. Guardando indietro, può dire che per lei esista un prima e un dopo Sanremo?

«Sicuramente Sanremo ha segnato un momento importante, sarebbe impossibile dire il contrario. Ma più che un prima e un dopo, mi piace pensare che abbia acceso una luce nuova su un percorso che esiste da tanti anni. Mi ha fatto incontrare un pubblico che magari non mi conosceva o mi conosceva soltanto attraverso alcune canzoni. La cosa più bella è stata vedere generazioni diverse avvicinarsi alla mia musica. Io però sono rimasto lo stesso: con la stessa voglia di cantare, di stare sul palco e soprattutto di emozionarmi. Perché quando smetti di emozionarti tu, difficilmente riesci a emozionare gli altri».

Se dovesse scegliere un momento di questi ultimi mesi, quale porterebbe nel cuore?

«È difficile sceglierne uno, perché sono stati mesi pieni di emozioni. Ma forse porterei con me proprio l’immagine del pubblico che canta “Per sempre sì”. Sentire una canzone che hai vissuto così profondamente diventare improvvisamente di tutti è qualcosa che non riesci davvero a spiegare. Dal palco vedo persone di tutte le età cantarla, vedo coppie che si abbracciano, ragazzi giovanissimi che conoscono ogni parola. In quel momento capisci che la canzone non è più tua, appartiene alle persone. E credo sia il regalo più grande per chi fa questo mestiere».

In un periodo così intenso non sono mancati nemmeno i commenti critici. C’è stato qualcosa che l’ha colpita o ferita particolarmente?

«Le critiche fanno parte del nostro lavoro e, quando sono fatte con rispetto e competenza, possono anche essere utili. Quello che mi dispiace è il pregiudizio, quando si giudica una persona o un artista senza conoscerne veramente il percorso. Ma dopo tanti anni ho imparato che la risposta migliore non è polemizzare: è continuare a fare bene il proprio lavoro. Alla fine sono le canzoni, il pubblico e il tempo a dare le risposte più importanti».

Il 5 agosto sarà a Golfo Aranci. Che rapporto ha con la Sardegna e quali ricordi conserva dell’isola, sia dal punto di vista artistico sia personale?

«La Sardegna è una terra che amo moltissimo e nella quale torno sempre con grande piacere. Ha qualcosa di unico: non soltanto una bellezza straordinaria, ma un’identità fortissima, un orgoglio e un senso di appartenenza che sento molto vicini alla mia terra. Con il pubblico sardo ho sempre avuto un rapporto molto bello, fatto di calore ma anche di grande attenzione. E poi ci sono i ricordi personali: il mare, i luoghi, il cibo, le persone incontrate negli anni. Arrivare a Golfo Aranci in un’estate così speciale per me sarà ancora più emozionante. Ho voglia di restituire al pubblico, attraverso il concerto, tutto l’affetto che sto ricevendo».

“Per sempre sì” ha ora anche una versione in greco. Dopo la visibilità ottenuta all’Eurovision, sta pensando ad altri progetti oltre i confini italiani?

«Sì, ed è una cosa che mi affascina molto. Scoprire che una melodia riesce a viaggiare e a essere compresa anche quando cambia lingua è bellissimo. La musica mediterranea ha un linguaggio comune: Italia, Grecia, Spagna e tanti altri Paesi condividono sensibilità, suoni, melodie che in qualche modo si parlano. Ci sono delle idee e delle possibilità che stiamo valutando. Non mi interessa fare qualcosa all’estero semplicemente per poter dire di averlo fatto: vorrei che nascesse da un incontro artistico vero, naturale. Se arriverà il progetto giusto, sarò felicissimo di seguirlo».

La sua carriera è spesso raccontata come una storia di impegno, sacrificio e gavetta. C’è stato un momento in cui ha davvero pensato di arrendersi?

«Momenti difficili ce ne sono stati tanti. Cinquant’anni di carriera non possono essere una linea sempre dritta: ci sono salite, discese, momenti nei quali ti senti al centro del mondo e altri nei quali sembra che nessuno si accorga di te. Certo che qualche volta mi sono chiesto se ne valesse ancora la pena. Ma poi tornavo sul palco, magari davanti a cento persone invece che a migliaia, e ritrovavo immediatamente la risposta. Io ho sempre avuto bisogno di fare questo mestiere. E poi ho avuto una famiglia che mi ha dato forza e mi ha ricordato sempre chi ero, anche nei momenti meno facili».

Ha più volte detto che chi parte dal Sud spesso deve affrontare un percorso più difficile per emergere. Dopo cinquant’anni di carriera, pensa che questo divario esista ancora o il mondo della musica sia cambiato?

«Il mondo è cambiato tantissimo. Oggi un ragazzo può pubblicare una canzone dalla propria stanza a Napoli, Palermo o Cagliari e arrivare nello stesso istante dall’altra parte del mondo. Quando ho iniziato io non era così: bisognava partire, spostarsi, bussare alle porte, e per chi veniva dal Sud spesso il viaggio era anche culturale, non soltanto geografico. Qualche pregiudizio probabilmente esiste ancora, ma credo che le nuove generazioni abbiano molte più possibilità di abbattere questi confini. E infatti oggi vediamo artisti del Sud ai vertici delle classifiche italiane. Questa è una conquista bellissima. L’importante è non perdere la propria identità nel tentativo di essere accettati dagli altri».

In passato ha raccontato di aver cantato a tanti matrimoni. Dopo Sanremo, le è arrivata qualche nuova proposta curiosa di questo tipo?

(ride) «Le proposte non sono mai mancate e dopo “Per sempre sì” forse sono aumentate. È diventata una canzone molto legata alle promesse, alle coppie, ai matrimoni, quindi ricevo tantissimi video di persone che la scelgono per un momento importante della loro vita. Ed è una cosa che mi diverte e soprattutto mi commuove. Io ai matrimoni ho cantato davvero e non l’ho mai vissuto come qualcosa da nascondere: è stata parte della mia gavetta e della mia storia».

Guardando al futuro, Sanremo è ancora un obiettivo? E con De Martino avete avuto modo di sentirvi dopo il festival?

«Sanremo resta Sanremo e per chi ama la musica italiana è impossibile dire “non ci tornerei mai”. Con Stefano c’è affetto e stima. Da sempre. Sono felice del percorso straordinario che sta facendo: è un ragazzo che ha lavorato moltissimo e si è conquistato ogni passo. Quando ci incontriamo o ci sentiamo c’è sempre quella complicità e quel modo tutto nostro di scherzare e confrontarci».

Dopo questo importante traguardo, qual è il prossimo sogno che desidera realizzare?

«Il sogno è continuare a vivere tutto questo senza perdere la capacità di sorprendermi. Dopo cinquant’anni di carriera potrebbe sembrare una frase strana, ma oggi mi sento ancora come qualcuno che ha tante cose da fare. Vorrei portare la mia musica sempre più lontano, incontrare persone, realizzare nuovi progetti e continuare a scrivere canzoni capaci di restare nella vita della gente. Ma soprattutto vorrei conservare quello che ho oggi: la mia famiglia, l’affetto del pubblico, la voglia di salire sul palco. Il successo è meraviglioso, ma il vero privilegio è poter fare ancora il mestiere che ami e avere davanti a te qualcosa da sognare».

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