La Nuova Sardegna

La polemica

Odio social verso le Pappardelle di Reazione a catena: «Adesso basta, denunciamo»

Odio social verso le Pappardelle di Reazione a catena: «Adesso basta, denunciamo»

Il trio fiorentino protagonista in tv nel mirino degli haters: allusioni a sfondo sessuale e dubbi sul loro percorso

2 MINUTI DI LETTURA





L’estate dei record negli studi televisivi di Reazione a Catena si è chiusa per il trio fiorentino delle Pappardelle – formato da Carolina Mischi, Maria Giulia Bardi e Francesca Garbin – con un epilogo inatteso fuori dal piccolo schermo. Dopo quarantotto puntate da protagoniste e un bottino superiore ai 266.000 euro, le ex campionesse del quiz di Rai 1 hanno scelto di abbandonare i toni leggeri del programma per affidarsi alle aule dei tribunali, annunciando querele e azioni legali contro i leoni da tastiera.

La deriva dei social

Il motivo che ha spinto il trio a rompere il silenzio non riguarda la sconfitta subita contro le nuove campionesse, le Nonno Rock, quanto piuttosto il clima di profonda tossicità respirato sui social network durante le settimane di permanenza. In un duro comunicato congiunto diffuso nei gruppi dedicati alla trasmissione, le ragazze hanno tracciato una linea netta tra il diritto di critica e la gogna mediatica: «Non abbiamo mai risposto alle tante critiche, perché la libertà di opinione è sacrosanta e non abbiamo mai avuto la pretesa di piacere a tutto il pubblico», hanno esordito le ex concorrenti. «Però c’è un limite. E quel limite è la legalità. Naturalmente non ci riferiamo a simpatie o antipatie, ma a ciò che dichiara il falso o che lede la nostra immagine». Il trio denuncia accuse infondate, insinuazioni malevole sulla presunta regolarità del loro percorso e pesanti allusioni a sfondo sessuale, tracce di un odio digitale che spesso colpisce in modo sproporzionato chi si espone al grande pubblico televisivo.

"Scrivere ha delle conseguenze"

Nel chiudere il loro intervento, le ragazze hanno lanciato un monito: «Ci sembra assurdo che nel 2026 ancora non sia chiaro che scrivere sui social ha delle conseguenze. Dall'altra parte dello schermo ci sono persone che pagano il solo prezzo di essersi messe in gioco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La tragedia

Incidente stradale mortale a Olbia: chi è la vittima

Le nostre iniziative