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Buon Gusto – Speciale Vendemmia

Vigne Surrau, mantenere qualità attraverso i dettagli: la Gallura lancia la sfida al clima estremo

di Lorenzo Musu
Vigne Surrau, mantenere qualità attraverso i dettagli: la Gallura lancia la sfida al clima estremo

L’agronomo Fabio Isoni e l’enologo Mario Siddi descrivono una raccolta ostacolata dal caldo

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Vendemmia anticipata? Nessun problema. «Abbiamo iniziato il 3 agosto per il caldo anomalo, l’uva però si bilancia e regola con l’ambiente: siamo all’80% della raccolta totale e prevediamo una crescita del 35% in produzione con importanti aumenti di guadagno». La prestigiosa Vigne Surrau di Tino Demuro, figura politica e imprenditoriale che con la sua cantina ad Arzachena rilascia 600mila bottiglie all’anno, chiude un’altra vendemmia. La raccolta dell’uva, nel tempo, ha dovuto seguire gli inarrestabili cambiamenti climatici. Per l’azienda significa preservare il proprio prodotto, il vermentino di Gallura, frutto del particolare granito su cui cresce e unica denominazione di origine controllata e garantita (Docg) della Sardegna.

«Ci si adatta – sostiene l’agronomo Fabio Isoni, arrivato alla sua decima vendemmia con Surrau –. Quest’anno abbiamo respinto il caldo, così che la temperatura dell’uva restasse nei limiti. Oltre i 35 gradi la pianta non lavora, gli zuccheri non circolano e talvolta la gradazione alcolica si abbassa nella fermentazione. Quindi gli diamo ombra, anche per evitare scottature all’epidermide». La prima vendemmia è la presa di spumante, con l’uva più asprigna, mentre l’ultima è il passito, vino più dolce e concentrato. Surrau conta 70 ettari di terreno, divisi per otto tenute. Il vigneto Juannisolu, sui colli galluresi, con quindici ettari fa da riferimento agli altri sette.

«Qua non manca l’ acqua e arriva il maestrale. Ma per il caldo l’eccezione sta diventando la regola», afferma l’enologo Mario Siddi, dal 2010 con Demuro, che spiega quali tecniche di raccolta utilizzare. «Con le notti tropicali di quest’estate conviene raccogliere la mattina presto. La vendemmia notturna, in Sardegna, non è giusta». L’uva ritirata viene poi subito abbattuta di temperatura, fino a 10 gradi, per conservare i profumi e i sapori tipici della Gallura. L’obiettivo è mantenere alta la qualità e garantire la freschezza del vino. Il caldo fa raccogliere sempre prima ma, nonostante ciò, la pianta si adatta. Così come l’uomo e le tecniche di lavorazione.

«Ora abbiamo una decina di lavoratori per raccolta – aggiunge Isoni –. Non lavoriamo il terreno per lasciare coperta la pianta e raccogliamo a mano per selezionare nel dettaglio: è un qualcosa che sta andando sempre più verso gli sgoccioli. Durerà poco, noi resistiamo. Il futuro sono i robot e le macchine intelligenti, però si è ancora troppo lontani dal livello di accuratezza umano». Con i cambiamenti in atto i costi di produzione si alzeranno sempre più, processo necessario per garantire l’eccellenza. E il cliente lo riconosce.

«È una soddisfazione ricevere complimenti per il lavoro svolto – prosegue l’agronomo. Risultato di adattamento e alta selezione sull’uva, così da dividere gli scarti aggrinziti dal grappolo buono. Non si lavora per vigna, ma per pianta». E conclude: «Curiamo con precisione il singolo caso: il vino deve mantenere la sua identità». L’evidente crisi climatica non sembra rappresentare una minaccia nel prossimo futuro, almeno per Vigne Surrau. Nel peggiore dei casi la viticoltura si dovrà spostare sempre più in alto. Il terreno cambierà, starà al produttore adeguarsi.

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