Massimo Lopez: «Ho cantato con Mina e poi lei ha cucinato per me. Nella tv di oggi non ci sarebbe spazio per il Trio»
L’attore e showman porta il suo show a Santa Teresa e Alghero: «In scena emozione, divertimento e anche una certa eleganza»
Nella sua carriera lo abbiamo visto nei panni di attore, comico, showman, conduttore e doppiatore, con la musica sempre in sottofondo. Da qualche tempo, però, Massimo Lopez ha deciso di dedicarsi a 360 gradi a quella che è la sua grande passione, ovvero lo swing. Ed è così che nasce il “Massimo Lopez Show”, in cui divide il palco con la Jazz Company, diretta dal maestro Gabriele Comeglio. Un viaggio nella memoria tra canzoni, racconti e imitazioni che ora sbarca in Sardegna: sabato 14 novembre a Santa Teresa, sotto le insegne del Cedac, e domenica 15 ad Alghero, nell’anteprima del Festivalguer.
Lopez, ci descriva lo spettacolo...
«Ci si diverte, si ride e - a quanto sento dire dal pubblico - ci si emoziona pure. Più che uno show, è un racconto della mia vita che parte dall’infanzia, il tutto condito con canzoni, situazioni comiche, sketch e imitazioni. Insieme a me ci sarà un attore, Alessio Schiavo, con cui abbiamo già diviso il palco. In scena ci saranno emozione, divertimento e anche una certa eleganza».
Sul palco interpreta i grandi classici dello swing, da Frank Sinatra in poi. Quando è nata la sua passione per la musica?
«È nata quando ero bambino. Mia madre cantava queste canzoni per intrattenere noi fratelli. Lei amava Sinatra. È una passione nata in maniera semplice».
Perché ha aspettato tanto prima di fare uno show musicale?
«Ho fatto molta esperienza teatrale con lo Stabile di Genova e con nomi importanti come Giorgio Albertazzi e Alberto Lionello. Poi sono arrivati il Trio e la televisione. Insomma, negli anni non c’era mai stata la possibilità di giocare con la musica. Eppure mi portavo dietro questa passione da quando ero piccolo, da quando suonavo il pianoforte e la fisarmonica. Ho deciso di metterla in pratica in età adulta».
Nel suo curriculum c’è però anche una canzone con Mina.
«In qualche modo, questo spettacolo nasce da lì. Ricevetti una telefonata: era Mina. Non avevo mai avuto modo di conoscerla. Mi disse: “Mi piace la tua voce, mi piacerebbe fare un pezzo con te”. E così, emozionatissimo, andai da lei a Lugano. Lì conobbi Gabriele Comeglio, che era - e tuttora è - il suo arrangiatore».
Spesso chi duetta con Mina neanche la incontra e registra il brano in tempi diversi.
«Io, invece, non solo l’ho incontrata, ma ho anche cantato al suo fianco. E, a fine registrazione, mi ha invitato a rimanere a pranzo nella sua cucina. Una cosa fantastica».
Un altro grande incontro della sua vita, e non di una sola giornata, è stato quello con Pippo Baudo.
«Lavorare con Pippo era come lavorare con un familiare. Era una persona estremamente disponibile, che ci ha accolti a braccia aperte. Era sempre prodigo di consigli. Quando invitava il Trio a Fantastico, voleva sapere in anteprima quale fosse lo sketch e, se qualcosa non funzionava, ci dava suggerimenti. È stato per noi un padre».
Un altro legame forte è stato quello con Maurizio Costanzo: dopo la sua morte ha detto che non lo avrebbe più imitato.
«In realtà, quando me lo chiedono, lo faccio volentieri. Se Pippo è stato un padre, Maurizio era uno zio. Si divertiva e questo rendeva tutto più facile».
Con Tullio Solenghi e Anna Marchesini avete scritto alcune delle pagine più belle della televisione: che effetto le fa rivedere gli sketch del Trio?
«Quando facevamo quegli sketch, eravamo spesso autocritici e non riuscivamo a goderci il pezzo come faceva il pubblico. Con il tempo, io e Tullio abbiamo cominciato a metterci dalla parte del pubblico e abbiamo smesso di essere autocritici. È passato tanto tempo e quel tipo di tv non c’è più. E forse non si potrebbe neanche più fare...».
Perché?
«Quando facemmo il revival con Anna e Tullio, andammo a parlare con i dirigenti Rai per proporre loro l’Odissea sulla falsariga dei Promessi sposi. “Di quanti giorni avete bisogno? ”, ci chiesero. Giorni? Per i Promessi sposi avevamo impiegato cinque mesi a scriverli e altri cinque a girarli. Erano cambiati i tempi, i budget: abbiamo stretto la mano e ce ne siamo andati, preferendo lasciare un buon ricordo».
Da Robin Williams a Homer Simpson, la sua voce ha dato vita a personaggi indimenticabili. Qual è il doppiaggio che ricorda con più emozione?
«Uno potrebbe pensare che preferisca i ruoli brillanti o i cartoni animati. In realtà, amo interpretare i ruoli drammatici, quelle situazioni che mi appartengono meno. Per esempio, ho amato doppiare Colin Firth in “A Single Man”. Poi, certo, Homer ormai è uno di famiglia: in certe goffaggini mi ci riconosco».
Massimo Lopez e la Sardegna?
«Amo molto Alghero, ma alla Sardegna mi lega anche il fatto che proprio qui ho fatto la prima tournée della mia vita. Era pieno inverno e toccammo numerosi teatri. Ci torno sempre molto volentieri».
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