Cagliari, in cinquemila contro la "Buona scuola" di Renzi
Un corteo lunghissimo attraversa la città per raggiungere piazza del Carmine. Anche i metalmeccanici ex Alcoa e dell'indotto sulcitano partecipano alla protesta degli insegnanti
CAGLIARI. "Siamo ventimila": lo hanno gridato in tanti per dire che contro la riforma Renzi non ci sono, in Sardegna, solo le persone che hanno affollato il corteo partito da piazza Giovanni e arrivato in piazza del Carmine per ascoltare gli interventi di insegnanti, studenti, sindacalisti. Dovevano esserci comunque quasi seimila persone, in un corteo ordinato e movimentato in qualche modo dagli studenti che ogni tanto si mettevano a correre.
Sotto le finestre del consiglio regionale i sindacalisti col megafono hanno lanciato un appello alla Regione affinché presenti un'instanza al ministero della Pubblica istruzione a favore della scuola sarda. E ha strappato gli applausi l'intervento di uno studente, Carlo Sanna, che ha sintetizzato le ragioni del no alla riforma Renzi: la riforma non parla di diritto allo studio, ma introduce la forte disparità tra chi potrà permettersi di finire gli studi e chi no.
Un corteo lunghissimo ricco di slogan e colorato dai palloncini ha attraversato la via Dante con l'inevitabile paralisi del traffico nelle strade laterali. A sostegno della protesta contro la "Buona scuola" di Renzi anche i metalmeccanici con casco e torcia, gli ex Alcoa e gli operai delle imprese sulcitane che un tempo erano l'indotto di grande peso economico.
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Così i metalmeccanici tra insegnanti e studenti: «Prima di tutto – è scritto in una nota – siamo cittadini e padri di famiglia desiderosi di assicurare un futuro ai nostri figli e crediamo che l'unico modo possibile per creare una società migliore sia appunto investire nell'istruzione a tutti i livelli e non solo con gli slogan».
Per quanto riguarda studenti e insegnanti, sono arrivati anche rappresentanze da Nuoro, Carbonia e San Gavino. «Siamo stanchi della retorica di questo Governo – scrive in una nota l'Unione degli studenti – che ha fatto finta di ascoltarci durante l'autunno, ma continua a rappresentare soltanto gli interessi dei poteri forti. Vogliamo una riforma che tenga conto delle nostre reali necessità».
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