Portoscuso, ambientalisti contro la pista ciclabile di Capo Altano

La denuncia del Grig: «La ciclo-pedonale degrada un ambiente integro»

PORTOSCUSO. Quando le prime foto aeree della nuova pista ciclo-pedonale di Capo Altano hanno cominciato a girare sui social, la reazione iniziale è stata l’incredulità: qualcuno pensava che l’immagine fosse un rendering, la rappresentazione elettronica di un progetto. Altri che il percorso fosse stato costruito altrove, non certo nel Sulcis. Quando la realtà è apparsa chiara, il popolo del web si è diviso: chi grida alla suggestione di quei due chilometri a due corsie, chi manifesta la propria indignazione per lo sfregio. Alla fase dell’emozione è seguita inevitabilmente quella dell’intervento legale: la prima iniziativa è firmata da Stefano Deliperi per il Grig, con l’istanza di accesso civico per verificare se l’opera sia stata realizzata con le autrorizzazioni necessarie. Gli enti coinvolti sono i ministeri e il Comune di Portoscuso, oltre la Provincia del Sud Sardegna, il Corpo Forestale e la Procura della Repubblica. Già nei prossimi giorni si dovrebbe capire come sia andata: «Capo Altano è una delle pochissime zone rimaste integre - scrive Deliperi nel comunicato che ha seguito le denunce - ed è un’area costiera tutelata col vincolo paesaggistico». Per il Grig «una pista così migliora una periferia cittadina, ma degrada un ambiente fino a poco prima integro come Capo Altano». (m.l)

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