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Isre, Uil all’attacco: «Troppe spese, tagli ai dirigenti e al Cda»

NUORO. La Uil Funzione Pubblica interviene sulla crisi finanziaria dell’Istituto etnografico con una nota del segretario regionale Giampaolo Spanu indirizzata agli assessori regionali ai Beni...

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NUORO. La Uil Funzione Pubblica interviene sulla crisi finanziaria dell’Istituto etnografico con una nota del segretario regionale Giampaolo Spanu indirizzata agli assessori regionali ai Beni Culturali e al Personale (Firino e Demuro) e al presidente dell’Isre, Bruno Murgia. È un documento con il quale la Uil «intende chiedere garanzie per i dipendenti e segnalare alcuni possibili correttivi». Il riferimento è alla situazione di stallo dell’ente nuorese che dal 30 settembre dovrebbe portare alla chiusura dei tre musei che da esso dipendono (deleddiano ed etnografico a Nuoro e collezione Cocco a Cagliari). Il sindacato riconosce «l’assoluto rilievo, nel panorama culturale sardo, del ruolo e dell’attività dell’Isre, sia per quanto riguarda il festival del cinema etnografico con le iniziative collegate e le giornate deleddiane», sia per la gestione dei musei: «non è immaginabile – scrive Spanu – che le Istituzioni regionali non trovino una soluzione utile a garantire la piena operatività dell’Ente».

Dai complimenti si passa alle critiche, e quella della Uil è una severa disamina dell’operato dell’istituto, e contemporaneamente un’accusa al modo in cui la Regione vigila sui propri enti. «È evidente che le questioni di bilancio che hanno determinato diversità di valutazione tra l’Assessorato dei Beni Culturali e l’Istituto non sono piccoli dettagli insignificanti, ma aspetti che devono giustamente essere chiariti in maniera formale e trasparente, anche per la non trascurabile entità della cifra in discussione (due milioni di euro, ndr). Ferme restando le cause della precaria gestione economica dell’Isre nel 2013 (da ricondurre effettivamente sia ai ritardi nella nomina del nuovo CdA che a variazioni degli stanziamenti regionali in corso d’anno), esprimiamo sorpresa per il fatto che stia emergendo l’assenza di criteri univoci di interpretazione e gestione della contabilità all’interno del “Sistema Regione”, intendendo con questo il complesso delle Amministrazioni regionali (Regione, Agenzie, Aziende, Enti ed Istituti regionali). Appare inoltre opportuno capire se vi sono state responsabilità rispetto al mancato accesso ai finanziamenti europei destinati alla cultura, accesso che le attività dell’Istituto possono (e avrebbero potuto nel passato) rendere possibile».

Il sindacato chiede dunque chiarezza su questi aspetti, pur considerando «indispensabile, nell’ambito di questi accertamenti, assumere precisi impegni per garantire il regolare pagamento degli stipendi ai dipendenti». Poi un nuovo affondo: «Più in generale – scrive Apanu – e collegandoci ai temi della riforma del “Sistema Regione”, che per fortuna l’Assessore del Personale sta portando avanti finalmente con atto concreti ed incisivi, riteniamo necessario ridurre le spese di funzionamento dell’Isre, valutando l’assetto della struttura dirigenziale (che potrebbe essere ridotta a due sole posizioni rispetto alle attuali tre)». Il riferimento è alla figura del direttore generale e ai dirigenti dei settori tecnico e amministrativo (quest’ultimo da un anno circa affidato a interim al dirigente tecnico).

Ma il sindacato ritiene anche che vada rafforzata «la dotazione organica con alcune figure con professionalità specifica nel settore etnografico», e solleva un’altra pesante critica verso la gestione dell’Isre: chiede infatti che venga verificata «la congruità dell’ufficio di Cagliari in termini di rapporto tra funzioni/dipendenti/spese». Una sorta di ufficio di rappresentanza che costerebbe 200mila euro l’anno, presumibilmente oltre gli stipendi delle cinque persone che vi operano. Spanu chiede ancora che venga valutata «la possibilità di introdurre l’amministratore unico in sostituzione dell’attuale CdA di tre componenti (attualmente il presidente è affiancato dal sindaco di Nuoro d’ufficio e da un altro consigliere, ndr)».

La Uil auspica infine «che la Giunta e la sua Maggioranza in Consiglio regionale vogliano riportare le retribuzioni dei dirigenti del Comparto regionale agli importi stabiliti dall’ultimo contratto di lavoro, eliminando la norma di legge del dicembre 2009 con la quale è stato moltiplicato l’importo della retribuzione di risultato». Retribuzione di risultato che nel caso dell’Isre nel 2013 ha influito per circa 300mila euro nelle casse dell’ente. Generalmente viene attribuita dai consigli d’amministrazione per quanto riguarda le figure di direttore generale e da quest’ultimo per gli altri dirigenti. (p.me.)

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