La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana, l’urlo degli operai derubati

di Federico Sedda
Ottana, l’urlo degli operai derubati

I ventitré lavoratori del cantiere comunale lanciano un appello: «È una situazione disumana»

2 MINUTI DI LETTURA





OTTANA. Il loro cantiere verde finanziato dalla Regione è chiuso da due settimane. Da quando, cioè, il sindaco di Ottana, Gian Paolo Marras, ha dovuto, suo malgrado, mandare tutti a casa in seguito al furto, messo a segno nel deposito comunale, di tutta l’attrezzatura necessaria per mandare avanti il cantiere. I ladri hanno portato via macchinari agricoli, trivelle, motoseghe e decespugliatori per un valore di otto mila euro. «Non abbiamo i soldi per comprare l’attrezzatura rubata – ha detto il sindaco, all’indomani del furto –. Così il cantiere è stato chiuso. Decisione dolorosa, ma inevitabile» ha chiarito il primo cittadino che ha anche lanciato un appello ai ladri affinché restituiscano la refurtiva in modo da riaprire il cantiere e restituire il lavoro ai ventitre disoccupati assunti per due mesi. L’appello, finora, è caduto nel vuoto. Così ora scendono in campo loro, gli operai rimasti senza lavoro e senza lo stipendio necessario per campare le famiglie. Lo fanno con una lettera nella quale raccontano, con parole semplici e accorate, il loro disagio e le difficoltà quotidiane provocate dal furto che ha rubato loro il lavoro. «Ci troviamo in una situazione disumana – scrivono i disoccupati – perché non sappiamo come vivere per sopravvivere. Molti di noi sono costretti a rivolgersi all’assistente sociale del Comune per chiedere i soldi per pagare le bollette della corrente elettrica».

Si sentono vittime due volte, questi lavoratosi senza lavoro: prima dei ladri e poi del Comune. «L’amministrazione comunale – sottolineano nella nota – ha colpito i più deboli. Si sa che non possiamo rivolgerci agli avvocati o ai sindacati per cercare tutela perché siamo impossibilitati finanziariamente. Nei nostri confronti è stato eseguito un vero e proprio ricatto. Non siamo né carabinieri né poliziotti per poter scoprire i colpevoli del furto che ha colpito noi e tutta la cittadinanza di Ottana. Il Comune deve, comunque, rispettare il contratto che ha firmato con noi. Perciò la sospensione del cantiere è illegale». Gli operai ricordano poi di non avere ancora ricevuto lo stipendio. «A tutt’oggi (ieri per chi legge, ndc) – fanno sapere – siamo senza pagati».

Infine l’appello accorato: «Ci auguriamo – gridano all’unisono – che coloro che leggeranno la nostra lettera comprendano le necessità e il fabbisogno in cui ci troviamo. Ci auguriamo che le nostre povere parole clpiscano nel segno».

E colpiscano soprattutto la coscienza dei ladri.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Turismo

La Sardegna allunga l’estate: boom di prenotazioni a settembre, +16,2% rispetto a un anno fa

di Andrea Massidda
Le nostre iniziative