Cani senza cure, l’appello dei toelettatori
di Simonetta Selloni
Alessandra Tonelli: «Siamo considerati parrucchieri, ma è un servizio per l’igiene degli animali»
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NUORO. Se potessero, parlerebbero. Abbaiando o miagolando, la richiesta di molti cani (soprattutto) e gatti sarebbe una: per cortesia, tagliateci peli, unghie, curateci zampe e orecchie, se potete lavateci. Non possono, perché visto che agli amici a quattro zampe manca (proverbialmente) la parola, non resta che ascoltare i proprietari e i professionisti che si occupano del loro benessere, vale a dire i toelettatori. Chiusi per Covid-19, in base a una classificazione che li ha equiparati ai parrucchieri, non possono prendersi cura dei loro clienti. «Ed è un disastro. Posso dire che facciamo un lavoro importantissimo, anche e soprattutto in periodi quali quello che stiamo vivendo, in cui l’igiene dei nostri amici animali è importantissima», sottolinea Alessandra Tonelli. Da cinque anni si occupa della cura degli animali domestici, nel suo studio riceve poco meno di duecento animali ogni mese. Sarebbe meglio dire, riceveva. Perché come tutti gli altri «a Nuoro siamo più professionisti», ha dovuto chiudere in attesa di una riapertura dai tempi incerti. «Ormai in quasi tutte le famiglie c’è un animale domestico. Toelettare non è solo una questione estetica: prendersi cura del proprio animale significa innanzitutto garantirgli il benessere, la salute, l’igiene. Tagliare il pelo al cane serve per evitare che rientrando a casa porti insetti, acari, fogliame, tutto quello che si può annidare nel pelo. Significa evitargli malattie, e di conseguenza garantire una maggiore igiene nelle proprie case», continua. Si deve anche pensare che in tanti casi i cani o i gatti sono l’unica compagnia di anziani confinati in casa. «Persone che non hanno neanche la forza fisica per fare da sé nella cura del loro animale». Alessandra Tonelli ha scritto anche alla prefetta, chiedendo, così come è già avvenuto nel Friuli Venezia Giulia, che ha permesso l’esercizio del servizio purché si svolga su appuntamento, senza contatto tra le persone, e con l’utilizzo dei mezzi di protezione. «È quello che ho chiesto: sono disposta ad andare a prendere l’animale a domicilio e a riportarlo dopo la cura. Praticamente senza contatti». D’altronde, a domicilio sono ammessi tanti servizi, a partire dalla consegna delle pizze. Ma il permesso non è stato accordato. «Spero in un ripensamento, non è soltanto una questione economica», sottolinea. E nemmeno estetica. Si parla di igiene, dei piccoli amici e, di conseguenza, dei loro proprietari bipedi.
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