«La Satta oggi non è né carne né pesce La Fondazione? Va bene, ma si faccia»

NUORO. «Il sistema bibliotecario “Satta” oggi non è né carne, né pesce. Se si intende fare la fondazione, va bene, ma la si faccia». Non conosce i mezzi termini Francesca Cadeddu, dipendente della...

NUORO. «Il sistema bibliotecario “Satta” oggi non è né carne, né pesce. Se si intende fare la fondazione, va bene, ma la si faccia». Non conosce i mezzi termini Francesca Cadeddu, dipendente della cooperativa in servizio in piazza Asproni e segretaria generale dell’Aib, l’associazione che in Italia riunisce biblioteche e bibliotecari. A preoccupare è la situazione d’incertezza in cui si trova il consorzio. Con una norma del maggio scorso, la Regione ha avocato a sé la titolarità, che era sempre in capo al Comune capoluogo e alla Provincia. Ma la decisione è contestata proprio dall’amministrazione civica, che rivendica il diritto di proseguire con la gestione nel territorio. L’ondeggiare del comando, tra Cagliari e Nuoro, ha reso ancora più incerti i contributi del Comune, che dal 2016 ha bloccato la propria quota, di 293mila euro.

«La nostra associazione – aggiunge la segretaria Aib – non intende entrare nella diatriba tra i due enti, ma abbiamo, invece, l’interesse che la questione trovi una soluzione». Il lavoro quotidiano dentro la biblioteca consente a Francesca Cadeddu di poter riportare un quadro preciso e informato sulla situazione del consorzio, che da oltre un decennio è commissariato: «L’incertezza economica – dice – è uno degli aspetti più compromettenti. L’altro elemento di debolezza è il ridursi dei numeri tra il personale di ruolo, con un solo bibliotecario». La lacuna è stata limitata con il ritorno della cooperativa dei servizi culturali, che la Regione finanzia dal 1987 per la gestione del sistema urbano, sospesa due anni per carenza di soldi. Tanto che è garantita l’apertura ordinaria della centrale e della sezione sarda. In piedi anche le attività di supporto alle scuole e alla biblioteca del carcere. Le risorse economiche non sufficienti hanno invece determinato altre conseguenze. Cadeddu: «Il fondo librario non è stato possibile incrementarlo, e parimenti si è dovuto rinunciare a una serie di attività collaterali». Il caso eclatante, visto il ruolo storico della biblioteca, è di non poter essere parte degli eventi che dal settembre prossimo ricorderanno i 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda: «Avevamo preparato dei progetti – ricorda la dirigente delle biblioteche – ma ora non li possiamo realizzare».

Cadeddu vi legge l’immagine dei tempi che attraversa la “Satta”: «Sull’ente culturale – denuncia – è sceso il silenzio, a parte le diatribe tra Regione e Comune. Sembra che la biblioteca non interessi a nessuno. Non è giusto – aggiunge – sia perché l’attività ha un valore primario nella comunità, sia perché la situazione crea incertezza tra gli operatori, riguardo al posto di lavoro e alla possibilità d’impegnarsi per mantenere in auge un ente a cui sono affezionati». Questioni che fanno tornare in mente alla segretaria dell’Aib i tempi in cui il consorzio si reggeva sul contributo del comune e della Provincia, ma anche delle due Comunità montane del territorio. «Questi ultimi enti, soppressi da qualche anno – ricorda Cadeddu – che lavoravano bene. Perché fungevano da elemento di collegamento con i comuni del circondario, che è il valore aggiunto della “Satta”. Anzi, il nostro consorzio è stato uno dei primi in Italia a mettere su questo sistema cooperativistico, che garantisce qualità e risultati». Ora però è necessario volgere lo sguardo al futuro: «Non è importante – dichiara Cadeddu – che la titolarità sia della Regione o, invece, del Comune, almeno per quanto ci riguarda. La cosa fondamentale è piuttosto che si ritrovi un accordo, per lavorare uniti verso l’obbiettivo del rilancio dell’istituzione culturale».

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