La Nuova Sardegna

Olbia

I pescatori: siamo allo stremo, la Regione ci aiuti

di Sergio Secci
I pescatori: siamo allo stremo, la Regione ci aiuti

I piccoli operatori del porto della Caletta chiedono risposte su aiuti europei e fermo stagionale

2 MINUTI DI LETTURA





SINISCOLA. Mare sempre più povero di risorse e pescatori che chiedono un cambio di rotta della politica regionale ed europea per risolvere le tante problematiche che affliggono il comparto della piccola pesca, cioè quella effettuata con palamiti, reti e nasse. Anche gli operatori della marineria di la Caletta faranno sentire la loro voce mercoledì mattina in un incontro che si terrà a Macomer e che vedrà confrontarsi tutte le marinerie dei porti isolani. Un’occasione di confronto che servirà a redigere un documento unitario da trasmettere all’assessorato regionale all’Agricoltura che ha competenze anche il mondo della pesca.

Se da una parte chi esercita il grande strascico ha approfittato di recente dei contributi della Unione europea per rottamare qualche imbarcazione (a La Caletta è andato in pensione Nino Pinto che ha ritenuto più conveniente rottamare il peschereccio che proseguire un attività che sta dando sempre minori soddisfazioni), gli operatori della piccola pesca, a cause di ostacoli burocratici e varie problematiche, non riescono ad accedere ai contributi. Tanti operatori cambierebbero anche mestiere se fossero stanziati fondi per rottamare le piccole barche con cui sopravvivere e tirare avanti; qualcuno sta provando ad operare con la pesca turismo e riesce ad arrotondare il salario, ma molti armatori – tra la trentina presenti a La Caletta – sono ormai allo stremo. «Vogliamo innanzitutto che si provveda al risarcimento dei danni causati dai delfini alle nostre attrezzature» dice il sindacalista Francesco Loi, comandante della motonave Pellicano. «C’è poi da considerare il mancato reddito e i limiti posti da ben sei mesi di chiusura della pesca all’aragosta che è quella che ci consente di tirare avanti. In altre regioni si è più permissivi – prosegue – mentre in Sardegna, la stagione chiude improrogabilmente il 30 agosto, un periodo in cui l’isola è affollata di turisti e la richiesta dei crostacei altissima. Occorre poi dare il tempo al pesce di riprodursi, pensando a un fermo totale e non a scaglioni come avviene ora. Tra qualche anno qui non ci sarà più nulla e il mestiere dei pescatori scomparirà».

Diverso invece il discorso legato ai contributi: «I finanziamenti ci sarebbero, ma non riusciamo ad accedere per la troppa burocrazia», dice Francesco Loi.

Tra le altre problematiche segnalate, l’accesso ai fondi Feamp. E ancora i cambiamenti climatici, caro carburante, e soprattutto lo snellimento delle pratiche con le capitanerie di porto per lo sbarco del pescato e le uscite a mare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sos sicurezza

In acqua nonostante la bandiera rossa, super lavoro per i bagnini: decine di salvataggi nelle spiagge dell’isola

di Redazione Web
Le nostre iniziative