La Nuova Sardegna

Olbia

Didattica a distanza promossa dai prof

di Giuseppe Pulina
Didattica a distanza promossa dai prof

Lezioni online a causa del coronavirus, tanti problemi ma il bilancio è positivo 

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TEMPIO. Sono alle prese con piattaforme digitali e decreti che allungano i tempi del rientro a scuola. Da quando l’emergenza sanitaria ha decretato la sospensione dell’attività didattica hanno dovuto fare i conti con un modo diverso di lavorare. È la Dad ovvero la “Didattica a distanza”. Gli insegnanti la praticano dal primo giorno di chiusura delle scuole. Da attività quasi facoltativa, demandata alla buona coscienza professionale dei docenti, è stata resa obbligatoria dalla ministra Azzolina. Ma che cosa pensano della Dad gli insegnanti della Gallura? Con i loro pareri iniziamo un ciclo di piccoli approfondimenti sui cambiamenti in corso nella scuola. «In questo momento – dice Sara Cossu, insegnante di francese del Tecnico Pes – l'obiettivo primario dei docenti della mia scuola è stabilire un contatto con i ragazzi. Il coinvolgimento, il desiderio di far sentire la presenza dell'istituzione scuola in questo momento di emergenza assoluta, sono diventati gli obiettivi primari di tutte le programmazioni dipartimentali e singole». Che dire dei nuovi tempi di lavoro? Prova a rispondere Gian Paolo Sanna, docente di Matematica al Dettori: «Nonostante i mezzi tecnici lo permettano, lavorare in questa modalità è molto faticoso e richiede un impegno straordinario. Una certa stanchezza si comincia ad avvertire e tutti dobbiamo impegnarci perché non si trasformi in apatia da parte degli alunni anche più volenterosi». Per Sanna, è come «navigare a vista in un mare sconosciuto, ma è anche un’esperienza che mi ha permesso di apprezzare il senso di responsabilità di gran parte dei miei alunni, e questo è certamente un punto di forza». Non tutti i mali verrebbero per nuocere, quindi. Anche perché, come sostiene Fiammetta Russo, docente di matematica al Comprensivo di Calangianus, «è già da qualche anno che abbiamo iniziato un percorso di integrazione del digitale nella didattica e l’e-learning è stata una delle componenti chiave di questo processo». Eppure c’è chi parla di digital divide. La professoressa Russo non ne cela la reale consistenza. «Il digitale – sostiene – è ancora diffuso a macchia di leopardo nelle scuole italiane, ma anche dove le condizioni sono ideali, la scuola era organizzata e pensata per connettere gli alunni dall'aula verso l’esterno o verso altre scuole. Niente ci poteva preparare alla distanza, alla totale assenza di una relazione, di un confronto diretto». Il punto è proprio questo: la didattica a distanza non dispiace alla maggior parte dei docenti, ma tutti lamentano le difficoltà non solo tecniche della sua applicazione. Mancano il rapporto con gli studenti, la “formativa” routine del quotidiano e i benefici, insostituibili, della classica comunicazione faccia-faccia. «La Dad – dice Sara Cossu – non può sostituire la didattica tradizionale, perché viene meno la relazione diretta. Tuttavia, in questo momento drammatico, diventa strumento essenziale e doveroso. Il silenzio assoluto sarebbe peggiore».

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