Scarichi fognari in mare interviene la Capitaneria
L’operazione “Onda blu” ha permesso di scoprire diversi illeciti ambientali In zona industriale due aziende inquinavano il fiume con idrocarburi e oli esausti
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OLBIA. Con delinquente nonchalance scaricavano in un fiume della zona industriale oli esausti e idrocarburi che poi finivano a mare. Nel mirino un cantiere edile e una officina della zona industriale. All’Isola Rossa, scoperte alcune strutture alberghiere non collegate alla rete fognaria. Sono solo alcune delle situazioni illegali emerse durante l’operazione “Onda blu” durata un anno, portata avanti dal Centro di coordinamento ambientale marino della Direzione marittima di Olbia, attraverso l’impiego dei tre Nuclei operativi di polizia ambientale istituiti nelle Capitanerie di porto di Olbia, Porto Torres e La Maddalena. Le aziende responsabili dello scarico abusivo dei reflui sono state sanzionate dal punto di vista amministrativo, gli impianti sono stati sequestrati ed è stata data comunicazione della notizia di reato alla procura di Tempio. «La cultura ambientale si sta diffondendo, fa tendenza come si dice, ma le violazioni delle norme ambientali sono all’ordine del giorno, per quanto la Sardegna sia un’isola felice – commenta il direttore marittimo del nord Sardegna, il capitano di vascello Giovanni Canu –. Ecco quindi uno dei compiti della Guardia costiera, la tutela e la conservazione del mare e delle coste. Il mare non può fare a meno di dare, ma anche di ricevere. Tutto quello che buttiamo finisce a mare e deturpa le nostre coste. Nel settore ambientale il nostro compito è di prevenzione, repressione ma sopratutto di educazione».
A illustrare il risultato dell’operazione Onda Blu il Capo reparto operativo, il capitano di fregata Salvatore Marchese. «Un’operazione nazionale che sul territorio di nostra competenza ha portato importanti risultati – spiega –. Mille i controlli eseguiti per il contrasto alle violazioni relative agli scarichi idrici. Un centinaio i controlli sul ciclo dei rifiuti nei porti, eseguiti su Olbia, Porto Torres e La Maddalena».
Nell’ambito delle verifiche della Capitaneria è stata anche accertata la presenza di un deposito di rifiuti su un’area di 26mila metri quadrati, a pochi metri dal rio Siligheddu. «In quell’area sono stati trovati rimorchi, cassoni e container in disuso – precisa Marchese – in evidente stato di abbandono, contenenti rifiuti di vario genere, senza alcuna cautela e senza essere stati sottoposti ad alcun preventivo trattamento nonché esposti agi agenti atmosferici». A Porto Torres è stato scoperto un autospurgo che operava in assenza di autorizzazioni al trattamento e al trasporto dei rifiuti. In pratica prelevava i reflui dalle fosse settiche dei privati e poi li scaricava senza licenze nelle reti fognarie.
Nel corso di “Onda blu” è stato fatto anche un monitoraggio costante del traffico marittimo mercantile, per la verifica del rispetto limiti di navigazione in prossimità delle aree marine protette. (se.lu.)
A illustrare il risultato dell’operazione Onda Blu il Capo reparto operativo, il capitano di fregata Salvatore Marchese. «Un’operazione nazionale che sul territorio di nostra competenza ha portato importanti risultati – spiega –. Mille i controlli eseguiti per il contrasto alle violazioni relative agli scarichi idrici. Un centinaio i controlli sul ciclo dei rifiuti nei porti, eseguiti su Olbia, Porto Torres e La Maddalena».
Nell’ambito delle verifiche della Capitaneria è stata anche accertata la presenza di un deposito di rifiuti su un’area di 26mila metri quadrati, a pochi metri dal rio Siligheddu. «In quell’area sono stati trovati rimorchi, cassoni e container in disuso – precisa Marchese – in evidente stato di abbandono, contenenti rifiuti di vario genere, senza alcuna cautela e senza essere stati sottoposti ad alcun preventivo trattamento nonché esposti agi agenti atmosferici». A Porto Torres è stato scoperto un autospurgo che operava in assenza di autorizzazioni al trattamento e al trasporto dei rifiuti. In pratica prelevava i reflui dalle fosse settiche dei privati e poi li scaricava senza licenze nelle reti fognarie.
Nel corso di “Onda blu” è stato fatto anche un monitoraggio costante del traffico marittimo mercantile, per la verifica del rispetto limiti di navigazione in prossimità delle aree marine protette. (se.lu.)
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