La Nuova Sardegna

Olbia
Le indagini

Porto Cervo, il condominio sequestrato per abusi ed evasione fiscale si difende: «Non siamo un albergo»

di Marco Bittau
Porto Cervo, il condominio sequestrato per abusi ed evasione fiscale si difende: «Non siamo un albergo»

La multiproprietà al Piccolo Pevero sotto inchiesta della Guardia di finanza

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Olbia «Il condominio Chrysalis bay non è un albergo, non è un ente privato e quindi non è tenuto a fare bilanci fiscali, né dichiarazioni e né pagamenti Iva, tanto meno dichiarazioni dei redditi e quant’altro». Comincia così la difesa della multiproprietà di Porto Cervo su cui indaga la Procura di Tempio per violazioni tributarie, abusi edilizi e irregolarità urbanistiche, catastali e paesaggistiche.

Difesa affidata agli avvocati Bruno Cuccu e Gian Comita Ragnedda che precisano subito di non aver mai ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari. «Infatti – spiegano – gli unici atti redatti dall'autorità inquirente sono esclusivamente alcuni verbali di constatazione della guardia di finanza, sintomatici degli albori di un'indagine piuttosto che della sua conclusione». «Significa – aggiungono i difensori – che ancora nessuna accusa formale è stata mossa nei confronti di una società che mediaticamente è apparsa, invece, come già colpevole di evasione fiscale. Si tratta pertanto di una illegittima campagna denigratoria alla quale non concederemo di perpetrare ulteriori danni».

La Chrysalis bay nella sua lunga memoria difensiva ricorda di essere «un condominio in multiproprietà esistente da oltre 50 anni in Costa Smeralda. Un condominio di 103 appartamenti, tutti perfettamente accatastati, (16 a 2 posti di 32 mq, 87 a 4 posti di 45 mq e 6 a 6 posti di circa 60 mq) perfettamente arredati, dotati dei migliori confort, con terrazzi vista mare e metrature perfettamente conformi alle normative per ospitare il numero di persone indicato, venduti per 18 settimane in un anno, dall’ultima di maggio all’ultima di settembre. Pertanto, i proprietari, sparsi in Italia e in Europa, sono circa 832.

È evidente che si tratta di un quadro ben diverso da quello a dir poco problematico tratteggiato dalla Procura di Tempio e dalla guardia di finanza di Sassari e Olbia che ha svolto materialmente le indagini. «Non è vero che si tratterebbe “di locali registrati catastalmente come magazzini o vuoti sanitari non idonei all’uso abitativo” – spiega la Chrysalis bay –. Il condominio è stato costruito tra il 1972 e il 1978 ed è stato istituito come tale con atto presso il notaio Olivero di Torino nel 1976 e sempre come tale è registrato presso il Comune di Arzachena. È falso che si tratterebbe di “locali privi di luce naturale e ventilazione, sovraffollate con camere trasformate in dormitori”. È vero invece che già un anno fa gli 832 multiproprietari, per tramite della società di gestione, tentarono di meglio far comprendere alle autorità intervenute il funzionamento di quel tipo di struttura e la legittimità dell'utilizzo».

Sempre secondo Chrysalis bay, « fiscalmente il condominio deve pagare l’Imu per le zone comuni e versa ogni anno circa 8 mila euro; pagare l’Imu per conto dei proprietari, per un accordo con il Comune di Arzachena e versa ogni anno 73.546 euro, per un totale di oltre 81 mila euro di Imu. Il condominio deve poi versare i contributi Inps e Inail e le imposte Irpef su reddito da lavoro dipendente come sostituto d’imposta in quanto assume dei dipendenti».

Per quanto riguarda la parte dell’inchiesta sui presunti abusi edilizi, gli stessi difensori ricordano che «già prima dell’estate avevamo presentato ricorso al Tar contro un’ordinanza del Comune di Arzachena per la demolizione della struttura. Poi lo stesso Comune di Arzachena, di fronte alle nostre deduzioni difensive, aveva annullato l’ordinanza in autotutela. Adesso scopriamo che le indagini avrebbero appurato la sussistenza di responsabilità penali per abusi edilizi e violazioni della normativa urbanistica e catastale».

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