La Nuova Sardegna

Olbia

L’inchiesta

Il delitto di Cinzia Pinna, a San Pantaleo la dama nera che ha aiutato Ragnedda

di Marco Bittau

	Cinzia Pinna, vittima del brutale omicidio, e i carabinieri all'esterno della tenuta in cui è stata uccisa
Cinzia Pinna, vittima del brutale omicidio, e i carabinieri all'esterno della tenuta in cui è stata uccisa

Le tracce portano nel borgo tra Olbia e Arzachena. La donna avrebbe ripulito la scena del crimine nella tenuta di Conca Entosa

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Palau Tutte le tracce portano a San Pantaleo. È lì, nel celebre borgo di granito tra Olbia e Arzachena, che vive la dama nera di Emanuele Ragnedda. Lavora in un ristorante, uno dei tanti aperti soprattutto d’estate. Fidanzata? Forse, ma poco importa. È comunque la donna ombra custode di affetti, affari e terribili segreti dell’imprenditore di Arzachena che la notte tra l’11 e il 12 settembre ha ucciso a colpi di pistola Cinzia Pinna, probabilmente dopo aver tentato di violentarla, nella sua tenuta di Conca Entosa, a Palau.

La donna – che non risulta iscritta nel registro degli indagati – è già stata sicuramente sentita dai carabinieri del reparto territoriale di Olbia che in queste ore stanno interrogando molte persone per ricostruire la trama dell’omicidio nella casa dell’orrore. La donna di San Pantaleo è la stessa vista in pubblico e in più circostanze con Ragnedda. Una delle ultime, il 16 settembre, al tavolo di un ristorante in spiaggia a Pittulongu, quando lui aveva già ucciso la ragazza di Castelsardo e nascosto il suo corpo sotto i rovi di Conca Entosa.

Pochi giorni dopo, la confessione agghiacciante del delitto. In precedenza, la coppia era stata già avvistata ovunque in Gallura, ad Arzachena, a Cannigione, a Palau, a Olbia. A San Pantaleo poi, i due erano naturalmente di casa e l’auto dell’imprenditore è rimasta parcheggiata tra le viuzze per giorni e giorni. Era il buen retiro di Ragnedda, insomma, lontano dall’azienda. Non per niente i vini della cantina Conca Entosa non mancavano mai nei tavoli dei ristoranti chic del borgo. Spingendo sull’acceleratore, il sospetto degli investigatori è che la donna di San Pantaleo sia una di quelle persone che possono aver aiutato Ragnedda a “normalizzare” la scena del delitto nella tenuta di Conca Entosa. Cioè a riassettare casa, pulire le macchie di sangue dai divani e dal pavimento, far sparire le bottiglie di vino, i vestiti (i pantaloni e gli slip di Cinzia Pinna non sono stati mai trovati), i telefoni cellulari (quello della vittima è scomparso dai radar alle 3 del mattino), i proiettili esplosi dalla pistola. Ad aiutarlo persino nell’acquisto di un nuovo divano in un negozio di arredamento di Arzachena, per sostituire quello insanguinato e irrecuperabile. Tutti elementi che i carabinieri stanno ancora verificando. Sicuramente è anche la donna che potrebbe sapere cosa succedeva abitualmente a casa Ragnedda. Feste a base di sesso e droga, sembrerebbe, con la pistola sempre a portata di mano.

Così almeno accusano i post pubblicati (e subito cancellati) su Facebook da parte di ragazze che l’imprenditore cercava di adescare inviando foto hard e inviti subdoli a visitare la tenuta del tipo “Vieni a godere il mio vino, o gustare...”. Anche questi sono al vaglio degli investigatori che, pezzo dopo pezzo, stanno ricostruendo l’orrore e il mondo del Male intorno a Emanuele Ragnedda, definito dalle stesse ragazze un maniaco pervertito. Una storia horror da cui ieri ha preso spunto il parlamentare gallurese Dario Giagoni (Lega) per presentare una interrogazione alla Camera dei deputati sul «sempre crescente fenomeno dell’abuso di cocaina e di altre sostanze stupefacenti nel Paese, con particolare riferimento alla Sardegna e alla Gallura». Il punto di partenza è proprio l’omicidio di Cinzia Pinna, un fatto in cui proprio la cocaina potrebbe aver ricoperto un ruolo non di secondo piano. «I dati più recenti raccolti dalla presidenza del Consiglio dei ministri – dice Giagoni – evidenziano una situazione preoccupante in alcune aree del Nord Sardegna, con la Gallura che emerge come uno dei territori più esposti al fenomeno».

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