Olbia Le onde si placano e le nuvole non fanno più paura. Sulla sabbia levigata dal mare in tempesta si contano le orme di chi approfitta del paesaggio grigio e scombussolato per scattare qualche foto da postare sui social. In effetti il panorama va ben oltre l’ordinario e il mare affascina anche quando si presenta così diverso. Cupo, quasi monocolore, senza trasparenze né sfumature turchesi. È soprattutto lungo i litorali che il ciclone Harry ha lasciato il segno a colpi di scirocco e onde alte anche cinque o sei metri. Dopo due giorni di mareggiata, anche le spiagge olbiesi hanno improvvisamene cambiato i loro connotati. Quasi irriconoscibili, in attesa che la natura si riprenda i suoi vecchi spazi e torni a distribuire i colori a cui si è più abituati. Pochi i danni ai chioschi delle concessioni balneari, intatte anche le strade a due passi dalla sabbia. Stavolta è andata bene e gli allagamenti non hanno minacciato le abitazioni. Ma restano gli effetti del ciclone sull’ecosistema. Non sono drammatici, ma sicuramente neanche salutari. Soprattutto per gli organismi marini di colpo spazzati via dalla mareggiata.
Il giorno dopo
Pittulongu, la spiaggia degli olbiesi per eccellenza, somiglia molto poco a quella di qualche giorno fa. L’acqua del mare è arrivata fino alla strada, cioè alla striscia di asfalto e cemento da tempo chiusa alle auto e che il Comune vuole demolire per favorire la rigenerazione delle dune. Ma non solo. Nella parte iniziale della spiaggia il mare ha sradicato un paio di alberi e si unito direttamente allo stagno d’estate trasformato in un parcheggio. A Pittulongu è volata via l’insegna del ristorante Tetto Rosso e la posidonia strappata dai fondali colora di marrone una buona fetta di arenile. Poi, naturalmente, ci sono i rifiuti portati dal mare: pezzi di plastica, reti, bottiglie e lattine. Dopo mesi rispuntano palette e secchielli e soprattutto decine di picchetti degli ombrelloni. Allo Squalo, la spiaggia successiva, la grande protagonista è la posidonia. L’arenile quasi non si vede, ben nascosto sotto gli enormi cumuli della scurissima pianta marina. Invece a Bados, l’altra grande spiaggia amata da olbiesi e turisti, della posidonia quasi non c’è traccia. Ma la mareggiata è stata particolarmente forte anche qui, con il mare che ha prima raggiunto e poi superato le concessioni balneari, allagando infine alcune porzioni di strada e di parcheggi. Sull’altro versante, e quindi nella più piccola Porto Istana, di gran lunga uno degli angoli più belli del litorale olbiese, anche senza la calca estiva si percepiscono gli effetti di un carico antropico che ha pian piano divorato mezza spiaggia. Qui i danni della mareggiata sembrano essere sicuramente meno impattanti rispetto a quelli dell’uomo. Per quanto riguarda i segni del maltempo dei giorni scorsi, Porto Istana adesso appare divisa in due dal solco lasciato da un piccolo torrente che, per alcune decine di metri, non scorre in mezzo alla vegetazione ma su una passerella fatta di cemento e mattonelle.
Gli effetti
Le mareggiate fanno parte della natura ma per le spiagge non sono certamente un toccasana. Il biologo marino Benedetto Cristo, uno dei massimi conoscitori del golfo olbiese, spiega che eventi come il ciclone Harry – sul fronte dell’impatto sull’ecosistema – possono anche avere più volti. «Non esiste una sola soluzione, possono fare male e in altri casi anche bene – sottolinea lo studioso –. Mareggiate così dirompenti, dal punto di vista della meccanica delle onde, sono sicuramente distruttive non solo per le attività umane ma anche per tutto ciò che gli organismi hanno costruito nel tempo. L’ambiente è stato insomma disturbato e così, oggi, lungo le spiagge troviamo spugne e posidonia eradicata dal fondale. Invece per i pesci, che si spostano in tempo, le mareggiate non rappresentano un problema». Ma lo scirocco dei giorni scorsi potrebbe aver portato anche qualche beneficio, soprattutto nella parte più interna del golfo. Vento e onde, infatti, contribuiscono all’ ossigenazione del mare. Una buona notizia soprattutto per i mitili allevati lungo i filari delle cooperative olbiesi. «Di base è una cosa positiva – prosegue Benedetto Cristo –. Purtroppo, però, il nostro golfo si sta ammalando e la fanghiglia, formata da microparticelle di pietra, potrebbe anche generare grossi impatti». E a proposito di mitili, Raffaele Bigi, il presidente del Consorzio dei molluschicoltori olbiesi, spiega che le mareggiate di lunedì e martedì non hanno danneggiato i filari. «Si è staccata qualche boa, ma il golfo interno è riparato e, per fortuna, non abbiamo registrato altri danni – dice Bigi –. Eventi di questo genere portano ossigeno e per i mitili è un fattore positivo. Però dobbiamo attendere ancora qualche giorno per capire se la torbidità dell’acqua porterà altri tipi di effetti. Speriamo di no. Per la prossima settimana è previsto l’arrivo del maestrale e questa, per noi, è sicuramente una buona notizia».