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La nuova stagione

Olbia, dopo il “letargo” arrivano i primi turisti: aperto l’80 per cento degli hotel

di Dario Budroni
Olbia, dopo il “letargo” arrivano i primi turisti: aperto l’80 per cento degli hotel

Prenotazioni in linea con il 2025. Fabio Fiori (albergatori): «Ma preoccupa la guerra»

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Olbia La città si sgranchisce le gambe dopo il lungo letargo invernale. In aeroporto atterrano i voli internazionali e lungo corso Umberto, di nuovo con sedie e tavolini sul granito, si rivedono i primi turisti. Arriva la Pasqua e la stagione parte con le alte aspettative di sempre, anche se mitigate da un contesto internazionale non proprio favorevole. Fabio Fiori, presidente dell’associazione degli albergatori olbiesi, lo chiarisce subito: «Ogni stagione ha una storia tutta sua». Negli hotel le prenotazioni del 2026 sono in linea con quelle dello scorso anno. Per quanto riguarda le aperture di Pasqua, le strutture di Olbia città sono operative all’80 per cento. Sul mare la percentuale è sicuramente più bassa, mentre preferiscono attendere ancora qualche settimana le strutture più grandi e quindi più impegnative sul fronte dei costi e della gestione. «Quest’anno la Pasqua è bassa e, dal punto di vista economico, non a tutti conviene aprire per pochi giorni» sottolinea Fabio Fiori. Detto questo, le attese e le energie sono tutte indirizzate verso il resto della stagione. La speranza è che il contesto di guerra in Medio Oriente non vanifichi gli importanti passi compiuti negli ultimi mesi, come l’ulteriore incremento dei collegamenti aerei al Costa Smeralda e la novità assoluta rappresentata dal volo diretto Olbia-New York.

Last minute

Il golfo Persico è lontano ma gli effetti della guerra possono farsi sentire anche in Sardegna. Basti pensare all’aumento dei costi del carburante, che influisce sui bilanci delle famiglie e soprattutto sui collegamenti aerei e navali. «Il 2026 si era presentato nel migliore dei modi – spiega l’albergatore Fabio Fiori –, con numerosi collegamenti e destinazioni e addirittura un volo da New York, grazie al lavoro svolto dall’assessorato regionale al Turismo e dalla Geasar. Nulla è vanificato, sia chiaro, ma diciamo che le turbolenze internazionali ci obbligano a fare i conti con situazioni che non erano assolutamente previste. Per tantissimi motivi il mercato turistico ha bisogno di serenità e fiducia e la guerra, anche se il Medio Oriente non è dietro l’angolo, ci porta verso un’altra direzione. Anche per questo notiamo che, ormai, la programmazione anticipata della vacanza da parte dei turisti lascia sempre più spazio al last minute. Le persone hanno il timore che accada qualcosa che possa pregiudicare il loro viaggio. La Sardegna è considerata una meta sicura, ma comunque c’è chi preferisce optare per aree lontane dal Mediterraneo. Poi, naturalmente, non possiamo non pensare all’aumento dei costi del carburante. Questo potrebbe far aumentare i prezzi dei biglietti aerei e navali, tagliando così fuori una fetta di potenziali turisti. Allo stesso tempo anche i costi dei servizi all’interno delle strutture alberghiere potrebbero aumentare. In ogni caso, noi restiamo sempre ottimisti e faremo di tutto per far sì che sia una bella stagione. Possiamo contare su una fascia di turisti alto spendenti. Le prenotazioni stanno arrivando e stanno confermando i numeri dello scorso anno».

Il letargo olbiese

Se da una parte la stagione sta diventando sempre più lunga, dall’altra sta crescendo il fenomeno del deserto invernale. Il centro storico ne è un esempio, con la chiusura prolungata di numerose attività che più volte ha mandato su tutte le furie il sindaco Settimo Nizzi. Gli albergatori non sono stati compresi nella polemica, ma è chiaro che il tema non li lasci del tutto indifferenti. «Ormai la stagionalità è sempre più marcata e questo rappresenta certo un problema – spiega Fiori –. Da una parte capisco la posizione del sindaco, perché è un duro colpo vedere il centro deserto per tutti questi mesi. Dall’altra, però, se il centro è vuoto gli esercenti andrebbero del tutto in perdita. È un cane che si morde la coda, serve trovare una soluzione che accontenti tutti».

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