La Nuova Sardegna

Olbia

La sentenza

Molestie in cucina allo stagista minorenne: condannato il cuoco

Molestie in cucina allo stagista minorenne: condannato il cuoco

Dovrà scontare un anno e quattro mesi, disposta anche la misura di sicurezza per un anno

2 MINUTI DI LETTURA





Olbia Molestie tra i fornelli del ristorante dove lavorava come stagista. Vittima un minore costretto a subire atti sessuali dal cuoco che, secondo le accuse della Procura di Tempio, lo avrebbe obbligato a sopportare toccamenti ripetuti, contatti tra le parti intime, e frasi moleste. Tutto ciò sarebbe accaduto tra luglio e agosto del 2019. A distanza di sette anni dai fatti, il processo a carico del cuoco, un 51enne di origine egiziana, difeso dall’avvocato Luigi Brigida, si è concluso con una sentenza di condanna emessa dal tribunale di Tempio per violenza sessuale. Il collegio, presieduto da Caterina Interlandi, lo ha ritenuto colpevole e lo ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 8mila euro al giovane, all’epoca dei fatti minorenne, e di 5mila euro a ciascuno dei genitori, costituiti parte civile con l’avvocato Dario Masala. È stato anche condannato all’interdizione dai pubblici uffici e alla misura di sicurezza per un anno.

La prima esperienza nel mondo del lavoro era stata traumatica per il minore che ancora frequentava la scuola e che proprio attraverso la scuola era impegnato in uno stage nel ristorante. Un’opportunità offerta agli alunni per cominciare ad affacciarsi nel mondo del lavoro. Ma dopo alcuni episodi, il ragazzino – costituito parte civile nel processo con l’avvocato Natalino Zarelli – fortemente turbato, aveva immediatamente lasciato lo stage che aveva iniziato nell’ambito del percorso didattico, e si era ritirato anche dalla scuola, abbandonando, poi, del tutto gli studi, come ha rimarcato nelle sue conclusioni l’avvocato di parte civile Dario Masala. Il quale ha evidenziato il forte disagio emotivo causato al minore. Secondo le accuse, il cuoco, con abuso d’autorità e violenza, come si legge nel capo d’imputazione, in più occasioni, durante l’orario di lavoro, lo avrebbe obbligato a subire atti sessuali, afferrandolo anche con la forza per cercare di farlo entrare con lui nella cantina. Il difensore dell’imputato ha cercato di smontare l’impianto accusatorio, ma il collegio ha condiviso le richieste del pubblico ministero Milena Aucone e delle parti civili, condannando l’imputato. (t.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’allarme

Colti da malore dopo aver mangiato in ristorante: «Non è stata colpa del tonno» – Che cosa sappiamo

Le nostre iniziative