La Nuova Sardegna

Aeroporti

Il no alla fusione Alghero-Olbia, un pericoloso salto nel vuoto

di Luca Rojch
Il no alla fusione Alghero-Olbia, un pericoloso salto nel vuoto

L’efficiente scalo di Alghero era costato alle casse pubbliche in dieci anni oltre 30 milioni di euro

18 maggio 2023
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La giunta Solinas ci mette la faccia. Ed esulta allo stop che l’Enac ha imposto, su sua richiesta, alla fusione degli scali di Olbia e Alghero. Certa, certissima di avere difeso il diritto dei sardi e di avere salvato gli scali dell’isola, entrambi di proprietà di F2i, da un progetto di fusione che li avrebbe portati a essere di proprietà di F2i. Un risultato notevole. La giunta ha difeso la presenza della parte pubblica nelle due società. Presenza mai messa a rischio, perché la Regione, la Sfirs e le Camere di Commercio manterrebbero le proprie quote azionarie, in proporzione, nella unica società. Ma in questa che sembra essere diventata una lotta tra il fondo di investimenti che ha come principale azionista la Cassa depositi e prestiti, in altre parole lo Stato, ha un portafoglio di 7 miliardi e gestisce una decina di aeroporti e decine di altre aziende che si occupano di turismo, energia, telecomunicazioni, trasporti, tra le altre, e la Regione a rischiare di perderci sono i sardi. Quelli del nord soprattutto. La giunta potrebbe sedersi a un tavolo e ragionare con un investitore, o trovarne un altro. Preferisce mantenere lo status quo. Il risultato è l’indebolimento dei tre scali sardi e in particolare di quello più debole: Alghero.

La narrazione tragicomica di un aeroporto pubblico modello, quello di Alghero, svenduto ai privati viene facilmente spazzato via per chi ha una memoria capace di tornare indietro di cinque anni. Alghero, gestito dal pubblico, non riusciva a presentare neanche i bilanci, ed era tecnicamente fallito quando la Regione ha trovato un investitore. L’Anac, l’Autorità anticorruzione, e la Procura di Sassari nel 2018 avevano chiarito la correttezza della vendita. Al contrario l’Anac aveva bacchettato la Sogeaal sui conti: “seppur abbia usufruito sin dalla sua costituzione di un’ingentissima quantità di denaro pubblico nelle varie forme di incentivi, finanziamenti e ricapitalizzazioni” riporta il documento dell’Anac “la società di gestione ha presentato nel corso del tempo bilanci con perdite significative”. Da qui la sottolineatura sulla necessità di “prevedere un’azione di monitoraggio sul prosieguo della nuova gestione, al fine di verificarne il rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità”. Sì perché l’efficiente aeroporto di Alghero era costato alle casse pubbliche in dieci anni oltre 30 milioni di euro. Soldi pubblici, soldi messi dalla Regione con sei ricapitalizzazioni consecutive. Soldi necessari per coprire i buchi del bilancio dello scalo. L’unica strada per vedere sopravvivere il più gracile dei tre aeroporti sardi, tre scali per 1,6 milioni di abitanti, è quello di vederlo all’interno di un’unica regia e di un unico progetto. Difficile capire, se non per motivi di colori politici, perché l’attuale maggioranza abbia tutta questa foga nel volere tenere i tre aeroporti sardi separati. Più piccoli, più fragili, più disorganizzati. La giunta Solinas sembra non avere un progetto, né un investitore in grado di portare avanti la fusione degli scali. Potrebbe diventare protagonista di una riorganizzazione del sistema dei trasporti aerei, che tuteli gli interessi dei sardi e il loro diritto alla mobilità. Per ora si è concentrata su un unico obiettivo, mantenere lo status quo di un sistema che garantisce pochi voli a prezzi altissimi, una continuità vicina allo schianto e la totale assenza di una strategia politica ed economica per lo sviluppo dell’isola. Forse potrebbe riproporre il modello di successo della Flotta sarda anche per i cieli e per la gestione degli aeroporti, che in passato ha già portato a risultati indimenticabili.

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