La Nuova Sardegna

Oristano

L’appello dell’arcivescovo: «Il Maria Bambina nel piano sanitario»

Michela Cuccu
L’appello dell’arcivescovo: «Il Maria Bambina nel piano sanitario»

Monsignor Sanna si rivolge al governatore Pigliaru e chiama a raccolta tutti i consiglieri regionali del territorio

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«L’istituto di riabilitazione Santa Maria Bambina deve essere inserito nel nuovo piano sanitario regionale».

L’appello, lanciato qualche giorno fa dall’arcivescovo Ignazio Sanna è stato raccolto subito dai consiglieri regionali eletti nell’Oristanese. C’erano tutti, infatti, all’incontro convocato dal presule lunedì sera, presso la casa arcivescovile, per discutere del futuro della struttura sanitaria.

«Tutti i consiglieri regionali – conferma monsignor Sanna – si sono impegnati a sostenere il nostro appello: dare alla struttura di Donigala un ruolo ben definito all’interno del piano regionale sanitario». Il Santa Maria Bambina è infatti una struttura riabilitativa considerata di eccellenza a livello regionale. Il centro è diviso in sei unità operative: risveglio, riabilitazione delle gravi cerebrolesioni, riabilitazione integrata e unità spinale, più una unità di day-hospital: l’unità operativa per gravi malattie ad alto rischio invalidante ha invece al suo interno la riabilitazione cardio-respiratoria e quella per le patologie complesse, oltre al day-hospital.

Il Centro di Cura tende alla riabilitazione globale della persona che viene posta al centro di un lavoro di équipe plurispecialistica e multiprofessionale composta da medici, psicologi, pedagogisti con cui collaborano arteterapisti, logopedisti, terapisti della riabilitazione secondo il concetto di interprofessionalità e attraverso l’utilizzo di tecnologie altamente sofisticate.

Sorto 50 anni fa a ridosso del Santuario Madonna del Rimedio, dove svolgeva la sua missione sacerdotale monsignor Felice Mastino, il Centro ha iniziato ad occuparsi dei bambini poliomielitici colpiti da gravi disabilità: i più poveri tra i poveri. Da quando è nato il Santa Maria Bambina è stato non solo un luogo di cura e riabilitazione ma anche una casa, una scuola e per molti una famiglia.

Struttura privata, di proprietà di una Onlus legata alla Diocesi, il centro di riabilitazione riuscì a risollevarsi da una gravissima crisi economica, tanto da far ipotizzare se non la chiusura, comunque un pesante ridimensionamento degli organici, a seguito di un accordo che ha portato, qualche anno fa, ad una joint venture con la Asl 5. In questo modo, vennero anche assicurati i trasferimenti finanziari pubblici, accreditando una serie di posti letto, una ventina circa, al servizio sanitario regionale.

«Il Santa Maria Bambina funziona oggi a pieno regime – dice l’arcivescovo, spiegando la scelta di chiamare a raccolta i politici locali – il flusso dei pazienti, provenienti da tutta la Sardegna ma anche da oltre Tirreno, è costante e continuo. Serve però certezza sulla sua collocazione all’interno del piano sanitario regionale, che consenta alla struttura di continuare ad operare». Il Santa Maria Bambina, diretto dall’ex manager della asl di Nuoro ed ex consigliere e assessore regionale dc Franco Mariano Mulas è considerato uno dei centri di riabilitazione neurovegetativa all’avanguardia.

È in questa struttura, non a caso chiamata “casa dei risvegli” che, infatti, diversi pazienti sono usciti dal coma per poi, dopo un percorso mirato di riabilitazione, poter finalmente ritornare a casa. La chiusura del centro di riabilitazione venne scongiurata a seguito dell’accreditamento al servizio pubblico sanitario di 45 posti letto per la riabilitazione intensiva e di altri quindici per quella estensiva. Così in questi ultimi cinque anni il centro ha continuato ad operare, ricoverando pazienti per metà provenienti dalla Asl di Oristano e il restante 50 per cento da tutte le altre aziende sanitarie, con un risparmio di costi visto che molti di questi pazienti, in alternativa avevano solo l’accesso in strutture extraregionali.

«Ora però servono certezze – dice l’arcivescovo – che solo con attraverso una collocazione chiara all’interno del piano regionale si potrà ottenere. Il rischio è quello di perdere una struttura sanitaria di eccellenza, alla quale ormai fa riferimento l’intera Sardegna».

Da qui l’impegno, sottoscritto dinanzi al vescovo da tutti i consiglieri regionali eletti in provincia di Oristano, di intervenire affinchè il nuovo piano sanitario non trascuri la struttura riabilitativa di Donigala.

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