Morti al Pronto soccorso in attesa del ricovero

Anche decessi tra i trenta pazienti che aspettavano un letto in altri reparti Mancano le barelle e il turno di notte è sempre coperto da un solo medico

ORISTANO. La spirale nella quale è entrato col ripartire dell’emergenza, trascina sempre più in basso l’ospedale. Ieri, per quanto possibile, il San Martino ha vissuto una giornata ancora più drammatica delle precedenti, anche se il copione, che ormai si recita quasi improvvisando, è simile in tutto e per tutto a quello dei giorni passati, delle settimane passate, dei mesi passati. Nonostante i mesi trascorsi avrebbero dovuto insegnare qualcosa.

Il punto di non ritorno è ancora una volta il Pronto soccorso, dove rispetto a sabato la situazione è ulteriormente peggiorata. Mentre ai piani di sopra si lavora a scartamento ridotto per la carenza di personale o non si lavora affatto come nel caso di Medicina, ancora chiusa e in attesa della conclusione della sanificazione dopo il focolaio delle scorse settimane, al piano terra del Corpo DEA il sistema è completamente fuori controllo. Ieri trenta pazienti stazionavano in spazi che abitualmente ne ospitano una decina. E una ventina di questi pazienti era lì da più di un giorno in attesa di capire dove sarebbe finita la sua odissea. Senza reparti che li possano ospitare vengono ormai seguiti da due medici e quattro infermieri in turno di giorno, da un medico e quattro infermieri in turno la notte. Un medico per trenta pazienti.

Al Pronto soccorso, in attesa di un letto in un reparto, si comincia anche a morire. È successo per alcuni pazienti arrivati già in condizioni di salute molto critiche e probabilmente col destino già segnato. Eppure è successo ugualmente. Tutto questo perché, a dispetto degli ordini di servizio con cui si chiedeva di mandare i pazienti a Bosa, l’ospedale della Planargia è già saturo e non può accogliere altri malati. Così, pian piano, il numero delle persone ospitate al pronto soccorso è cresciuto ora dopo ora sino ad arrivare ai trenta di ieri sera, con i medici che dagli altri reparti portavano le barelle al piano terra per evitare di far trascorrere ore di attesa in sedia a rotelle a chi aveva bisogno di un letto.

Ormai l’intero sistema viene risucchiato sempre più a fondo dalla spirale in cui era entrato a ottobre con l’ingresso dei primi pazienti positivi al covid proprio in pronto soccorso. È stato il punto di non ritorno, il momento in cui si doveva reagire immediatamente, ma non si è riusciti a trovare soluzioni. Così il virus ha camminato lì e in vari reparti sia tra il personale che tra i pazienti, facendo mancare giorno dopo giorno un nuovo mattone a un edificio che negli anni, mentre la politica giocava la sua partita per la spartizione delle cariche, veniva costantemente depauperato.

Ora che la guerra è scoppiata per davvero, senza truppe è impossibile andare al fronte e respingere tutti gli attacchi che l’emergenza sanitaria si porta dietro. La speranza è che oggi arrivi almeno un segnale positivo da Medicina. Sino al tardo pomeriggio di ieri, non si sapeva ancora se la sanificazione fosse terminata e se il reparto possa finalmente riprendere l’attività con un minimo di regolarità.

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