Oristano, scontro sulla tartaruga restituita all’acquario di Alghero

ORISTANO. «Salvate la tartaruga Genoveffa!». La missione di una task force di agguerriti animalisti, però, non è riuscita a impedire che la caretta caretta ritornasse nelle vasche dell’acquario di...

ORISTANO. «Salvate la tartaruga Genoveffa!». La missione di una task force di agguerriti animalisti, però, non è riuscita a impedire che la caretta caretta ritornasse nelle vasche dell’acquario di Alghero.

Dopo che il gip del tribunale di Sassari, Carla Altieri, aveva disposto che la tartaruga marina sequestrata dalla Forestale lo scorso luglio fosse riconsegnata al legittimo proprietario Sergio Caminiti, alcuni oristanesi sono insorti. Una trentina di persone si sono date appuntamento davanti ai cancelli del Cres, il centro di recupero del Sinis specializzato nella cura della tartarughe marine, per provare a impedire a Caminiti di riportare l’animale nelle vasche di “Aquarium”, un’esposizione di animali marini nel centro di Alghero.

I motivi che hanno portato trenta persone a opporre resistenza alla restituzione di Genoveffa sono stati sintetizzati da Marta Guala, una delle contestatrici: «La tartaruga deve ritornare in mare, è quella la sua casa. Nell’acquario è stata maltrattata e tutti hanno visto le condizioni dell’animale quando è stato sequestrato». In effetti, Genoveffa non se la passava molto bene. I veterinari hanno definito un quadro clinico da incubo: 35 chili di peso invece che 70, carapace deformato a causa della denutrizione, piastrone del ventre corroso, insufficienza renale e una grave malattia ossea.

Insomma, quasi un miracolo che sia ancora viva. Una realtà che non è sfuggita ai manifestanti che hanno inscenato un funerale con tanto di corona di fiori. Tutto inutile anche perché Sergio Caminiti non si è intenerito: «Genoveffa stava bene – ha detto – l’ho mantenuta magra apposta, altrimenti non poteva vivere dentro la vasca. Certo, sarebbe potuta star meglio, ma da ora in poi sarà curata da un veterinario di mia fiducia».

Anche sulle proteste Sergio Caminiti non ha battuto ciglio: «Hanno sentito una sola campana». La campana, però, ha suonato a morto quando il furgone di Caminiti e soci ha provato a forzare il blocco degli animalisti. Solo l’intervento della polizia ha evitato uno scontro più acceso. Anche perché a scaldare gli animi ci avevano pensato i maldestri proprietari che si sono presentati a bordo di un furgone non idoneo al trasporto di animali marini e, come se non bastasse, con una cassetta per i carciofi come contenitore per il trasporto della convalescente Genoveffa.

Uno scenario grottesco che ha convinto i responsabili della Rete regionale delle specie marine a contestare in appello la sentenza del gip di Sassari. La missione continua sino a quando la caretta caretta non sarà restituita al mare, la vera casa di Genoveffa.

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