La Nuova Sardegna

Quella voglia di scrivere Siti e Piccolo allo specchio

di Anna Sanna
Quella voglia di scrivere Siti e Piccolo allo specchio

Argentiera, i due Premi Strega ieri a tu per tu con Flavio Soriga

28 luglio 2014
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ARGENTIERA. Un incontro tra due maestri della narrativa, vincitori del premio Strega negli ultimi due anni. La lingua italiana e i tanti modi per giocare con le parole, e poi l’ironia di Claudio Bisio e Geppi Cucciari. Il festival “Sulla terra leggeri” ieri ha salutato l’Argentiera. L’ultima serata ha visto al centro i libri, con Walter Siti, premio Strega 2013, e Francesco Piccolo, vincitore quest’anno del prestigioso premio letterario con “Il desiderio di essere come tutti”, romanzo di formazione e storia della Sinistra da Berlinguer in poi. I due scrittori, insieme a Flavio Soriga, hanno raccontato la loro carriera, si sono confrontati sul concetto di letteratura e sul senso dello scrivere. «L’idea che lo scrivere porti a qualcosa è un’idea già sbagliata – ha detto Piccolo - il punto di partenza è scrivere perché è qualcosa che non puoi fare a meno di fare. Io sto bene soltanto nei giorni in cui scrivo». Per Walter Siti, ai tempi del primo romanzo «La scrittura è stata legata soprattutto al capire, per me non era importante fare letteratura ma creare una forma che desse senso a quello che avevo vissuto». La serata è stata aperta dalla voce e dalla chitarra di Giovanni Peresson e subito dopo il cantautore Dente e l’autore Bruno Togliolini hanno giocato con la lingua italiana, tra rime e canzoni, in una riflessione guidata da Paola Soriga. L’idea, quella di portare all’Argentiera una puntata “speciale” de “La lingua batte”, la trasmissione radiofonica di Radio3 dedicata alla lingua italiana e condotta da Giuseppe Antonelli che all’ultimo momento non è riuscito a essere presente. In chiusura l’incontro tra Cucciari e Bisio e la musica del duo Camillas. Sabato, invece, il Presidente del Senato Pietro Grasso, sul palco insieme a Pif e Geppi Cucciari, ha parlato delle tappe più importanti del suo impegno nella lotta alla mafia, ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: «Per me sono stati due maestri e due punti di riferimento che mi hanno accompagnato in quella grande fatica giudiziaria che è stato il maxi processo. Sono grandi esempi che hanno tracciato la linea della mia vita professionale, non li potrò mai dimenticare». In tasca, sempre con sé, l’ex procuratore nazionale antimafia porta un accendino affidatogli da Falcone poco prima di morire nella strage di Capaci, che ha mostrato al pubblico raccolto ad ascoltare nella piazzetta del borgo minerario: «Falcone aveva deciso di smettere di fumare così mi diede il suo accendino dicendo “Non te lo regalo, se riprendo a fumare me lo devi restituire” - ha raccontato Grasso – per me è molto importante, attraverso un oggetto puoi creare una connessione, ci sono momenti nella vita in cui sembra di non riuscire a ottenere niente, allora mi basta mettere la mano nella tasca e sfiorare questo accendino per ricominciare». Nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra Pietro Grasso è giudice a latere, studia anni di archivi colmi di fascicoli, anche con l’aiuto di Paolo Borsellino. La riflessione sulla mafia guidata da Cucciari è partita dalla pellicola pluripremiata “La mafia uccide solo d’estate” di Pif.

Primo alleato della mafia è soprattutto chi fa finta di non vedere, gira la testa dall’altra parte: «Gramsci diceva che l’indifferenza è il peso morto della Storia, e questo vale anche per la mafia – ha detto Grasso - i mafiosi possono essere circa 5mila in Sicilia, ma i siciliani sono circa 5milioni. 5mila contro 5 milioni, chi vince? Però ci sono gli indifferenti, che ritengono che la mafia non sia un problema loro. Noi dobbiamo cambiare questa situazione e far capire che ognuno ha il dovere di cambiare questa società. La mafia è metafora del potere, allora noi tutti dobbiamo liberarci di una schiavitù che non possiamo da cittadini consapevoli sopportare».

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