La Nuova Sardegna

La fragilità del sistema collegamenti

Quegli armatori padroni dei mari Attili: «Più potere alla Regione»

di Pier Giorgio Pinna

SASSARI. Trappola in alto mare. Stato d’allerta per tempeste sempre imperfette. E sulle banchine le immagini delle migliaia di passeggeri rimasti bloccati con le auto. Come in un film visto troppe...

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Trappola in alto mare. Stato d’allerta per tempeste sempre imperfette. E sulle banchine le immagini delle migliaia di passeggeri rimasti bloccati con le auto. Come in un film visto troppe volte nell’isola si è assistito all'ennesimo flop nelle corse dei traghetti. Cambiano i protagonisti, restano scenari disastrati. Già, perché il caso GoinSardinia segnala ancora l'estrema fragilità dell'intero quadro dei collegamenti. È infatti nel sistema generale dei trasporti marittimi che si confermano pericolose criticità e gravissime carenze. Quali le cause? Molte. Ma in fondo riconducibili a pochi mancati interventi, almeno a sentire esperti che sulla questione non hanno interessi diretti.

Temi aperti. Nel tempo si è andati da scivolosi vuoti normativi fino a inefficaci contromisure per arginare gli oligopoli. In posizione dominante, oggi, due compagnie su tutte, Moby Lines e Cin Tirrenia, fra l’altro con più di un intreccio reciproco nonostante lo scontro a suon di querele fra il patron privato Vincenzo Onorato e i vertici dell’ex società pubblica. Ma sullo sfondo, a peggiorare la situazione, secondo parecchi osservatori resta soprattutto un fatto: l’assegnazione diretta dei 72 milioni di aiuti pubblici per la continuità territoriale agli armatori anziché alla Regione. Che in un percorso più competitivo, sulla falsariga di quel che già succede per i voli, dovrebbe invece poter tenere in mano il timone. E individuare così rotte, tariffe e tipi di navi, bandendo le gare esattamente come avviene per i trasporti aerei. Alle compagnie spetterà poi la decisione di partecipare o no alle condizioni fissate.

Chance e servizi. Sulla carta non mancano le corse di collegamento con la Sardegna. Così come le compagnie, italiane ed europee in campo, Ancora adesso ci sono Snmc, Meridionale, Grimaldi Lines, la stessa Saremar regionale (per i trasporti con Bonifacio, La Maddalena e Carloforte), Grandi navi veloci, Corsica Ferries e Sardinia Ferries. Oltre naturalmente a Cin e Moby che coprono la gran parte delle rotte. «In questa situazione parlare di monopoli equivale a esplicitare l’ovvio, quindi preferisco puntare l’attenzione su un altro aspetto: sul problema dovrebbero essere coinvolti non solo gli armatori ma tutti gli operatori pubblici e privati chiamati a confezionare tra mare, cielo e terra un unico Prodotto Sardegna», dice, con convinzione, Tiziana Tirelli, specialista in marketing turistico. «Che cosa si può rimproverare agli operatori che hanno avuto l’idea da cui è nata GoinSardinia? – si chiede – Quella società è l’unica che ha venduto il prodotto combinato: viaggio più soggiorno. Certo, le difficoltà insorte denotano che non si può improvvisare. Ma la strada da seguire è questa. Soprattutto se un domani ci sarà davvero la partecipazione di tutti ai rischi».

Attese e blocchi. Il percorso resta comunque accidentato. Lo dimostrano parecchi elementi. Come il caro-traghetti registrato negli ultimi anni. Le procedure d’infrazione aperte dalla Ue contro la Flotta sarda ai tempi della giunta Cappellacci. Le inchieste avviate dall’Autority di vigilanza sui cartelli per il controllo delle rotte (poi in parte rientrate). E gli ostacoli a una rinegoziazione su basi paritarie Stato-Regione della convenzione per i trasporti marittimi: l’ultima intesa ha suscitato riserve nelle opposizioni consiliari così come nello stesso esecutivo guidato dal governatore Pigliaru.

Commenti e reazioni. Perché, come spiega il padre della prima continuità territoriale, Antonio Attili, «le risorse per superare l’insularità devono essere assegnate dallo Stato alla Regione». «Spetterà poi all’amministrazione sarda stabilire quali rotte intende privilegiare, quali caratteristiche dovranno avere i vettori e a quali condizioni potranno operare – aggiunge - Né più né meno come accade già per i bandi legati agli aerei». «Insomma, una cosa è certa: manca sempre la legge quadro e devo dire che in questo senso sono amareggiato dal comportamento di parlamentari ai quali avevo consegnato da tempo una bozza che mi sembrava efficace per risolvere la questione alla radice: non l’hanno mai presentata in aula», conclude l’ex deputato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Turismo

La Sardegna allunga l’estate: boom di prenotazioni a settembre, +16,2% rispetto a un anno fa

di Andrea Massidda
Le nostre iniziative