La Nuova Sardegna

Sel: deve essere il Consiglio a decidere

Presentata una proposta di legge che dà all’aula un parere vincolante sulle esercitazioni militari

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CAGLIARI. Sui giochi di guerra nei poligoni il parere del Consiglio Regionale deve essere vincolante. «Spetta all’assemblea del popolo sardo dire quello che in casa nostra può o non può essere fatto». È questo il passaggio forte della proposta di legge presentata da Sel e ora affidata alla prima commissione per l’esame preliminare. Basta, è la sostanza della proposta, con i pareri consultivi, come quello del Comitato paritetico, perché «il ministero della Difesa e lo Stato Maggiore poi fanno quello che vogliono». Per in consiglieri regionali di Sel (Francesco Augus, Daniele Cocco, Eugenio Lai e Luca Pizzuto): «Nessuno può più negare alla Sardegna il diritto di esprimersi prima fino a incidere sulle decisioni dei militari sulle esercitazioni». Detto quello che andrebbe fatto, il gruppo di Sel conferma: «Siamo e saremo i più fedeli e forti alleati del presidente Pigliaru nella battaglia per liberare l’isola dalle servitù militare». Ma non è ancora arrivato il momento dello scontro aperto: «Lo abbiamo detto a settembre (quando ci fu la prima presentazione della legge) e lo ribadiamo ora dopo la manifestazione di sabato scorso a Capo Frasca: col Governo dobbiamo trattare per ottenere il ridimensionamento delle basi e la riconversione di alcuni poligoni». È a questo risultato che Sel punta: «Riottenere indietro dallo Stato il massimo di metri quadri e metri cubi che per anni sono stati strappati via ai sardi». i quattro consiglieri ammettono che la trattativa non sarà facile, «Finora la controparte non si è comportata sempre con lealtà», ma «la Giunta ha aperto con il ministero della Difesa un confronto serio e ora dalle proposte bisogna passare ai fatti». Secondo Sel, la proposta di legge su cui auspica il consenso di tutti i partiti, «serve appunto per dare maggior forza alla ragioni dei sardi». Come? Oltre che con il parere vincolante del Consiglio, ci sono altri due passaggi fondamentali. Il primo: nei poligoni darsi potranno esercitarsi solo le forze armate nazionali e non anche quelle straniere: «Non è più pensabile – hanno detto – che una parte consistente della Sardegna sia addirittura subaffittata e inquinata da altri eserciti». Un altro passaggio è incentrato sui rapporti fra la Regione e lo Stato: «Non ci possono essere più scorciatoie (il riferimento è ai recenti incontri fra il ministro della Difesa e qualche sindaco), perché l’Assemblea dei sardi è e deve continuare a essere il primo interlocutore istituzionale del Governo». (ua)

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