La Nuova Sardegna

«Contro la disoccupazione chiediamo l’aiuto del Santo»

di Arrigo Miglio *
«Contro la disoccupazione chiediamo l’aiuto del Santo»

L’arcivescovo Miglio: «Siamo inermi spettatori di una terribile morte silenziosa Causata da due gravi patologie sociali: la mancanza di lavoro e la precarietà»

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di Arrigo Miglio *

La festa di sant'Efisio, di anno in anno, trae la sua novità proprio dallo scorrere della storia e dalle vicende dell'umanità e, in particolare, del popolo sardo. Come sembrano così vicini a noi quei primi anni del quarto secolo nei quali il sangue dei martiri scorreva copioso a motivo della persecuzione dei cristiani ad opera dell'imperatore Diocleziano! Tra questi c'è stato anche Efisio. Oggi, come allora, viviamo un'epoca contrassegnata da persecuzione e martirio. Tanto che Papa Francesco, nel Regina Cæli della mattina di Pasqua, non si è dimenticato «dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani». E ci ha anche ricordato che «loro sono i nostri martiri di oggi, e sono tanti». «Possiamo dire – ha aggiunto il Pontefice – che sono più numerosi che nei primi secoli». Questo lungo ponte, che congiunge il martirio di Efisio con coloro che ancora oggi testimoniano con la vita la propria fede in Cristo, manifesta la perenne vitalità della Chiesa che sgorga dall'assoluta fedeltà al Vangelo di tanti nostri fratelli e sorelle.

Ma la morte non è solo cruenta. Oggi siamo inermi spettatori, soprattutto nella nostra terra, di una morte silenziosa che è causata da una grave “patologia sociale” che si chiama “disoccupazione”, e da una sua più subdola “variante” che corrisponde al nome di “precarietà”. Anche la Cei, nel messaggio per il 1° maggio 2015, ha posto al centro questa preoccupazione: «Il grido dei precari è realmente la periferia che, più di tutte, domanda luce, che ci chiede premura. Nei tanti disoccupati c'è realmente il Cristo che soffre, che "consoffre", lui, il Figlio dell'uomo che non ha dove posare il capo».

Come, allora, non invocare Efisio per essere liberati da questo morbo a motivo del quale tanto soffre il popolo sardo? Affidiamo alla sua intercessione le famiglie che sopportano il peso maggiore di questa piaga sociale. Chiediamo, per intercessione del nostro Santo, che non prevalga la rassegnazione, sia in coloro che sono colpiti dalla disoccupazione e dalla precarietà, sia in quanti sono chiamati a dare risposte politiche e amministrative affinché la nostra terra torni a sperare. Lo spirito di unità e di forte identità che si manifesta in occasione della festa di sant'Efisio possa essere il fermento e la forza per un nuovo cammino di giustizia e serenità per l'intera Sardegna. Non rinunciamo, inoltre, a essere accoglienti, nonostante gli episodi inquietanti di queste ultime settimane. Vigilanti sempre, ma sempre fedeli alla nostra tradizione.

. * Arcivescovo di Cagliari

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