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SARULE. L’idea era quella di ristrutturare una piazza che in paese non c’è. Forse trasformare in piazza uno slargo che c’è in via Nazionale, ma molto più probabilmente pavimentare lo spazio sopra il...

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SARULE. L’idea era quella di ristrutturare una piazza che in paese non c’è. Forse trasformare in piazza uno slargo che c’è in via Nazionale, ma molto più probabilmente pavimentare lo spazio sopra il fiume tombato all’ingresso di Sarule. Un’idea che l’estroso ingegnere Salvatore Pinna aveva proposto durante le sue peregrinazioni da un paese all’altro della Barbagia alla ricerca di lavori da rastrellare e assegnare ai professionisti della sua squadra. Ma la frenesia ha giocato brutti scherzi al progettista-imprenditore di Desulo, visto che alcuni progetti campati in aria non potevano certamente passare inosservati. E infatti i tecnici esterni incaricati dal Gal di fare controlli avevano scoperto numerose incongruenze. Tra le quali, addirittura, la ristrutturazione di una piazza e di un’immobile inesistenti. Errore che era emerso nei progetti dell’appalto di Sarule, ma che aveva determinato la necessità di correggere anche quelli di Ollolai e Ovodda, paesi compresi all’interno dell’Unione dei Comuni della Barbagia di cui fanno parte anche Oniferi, Olzai, Gavoi, Lodine e Tiana con Ollolai capofila. Pinna era il tecnico dell’Unione, ma era così preso dai “rastrellamenti di appalti” da non rendersi conto, se non davanti alle contestazioni, della superficialità con cui venivano approntati i progetti perché sicuro di vincere l’appalto. E allora era lui che doveva risolvere i problemi attraverso i politici di riferimento nel Gal. Come emerge da una telefonata con qualcuno che ha grande potere decisionale. Ma la telefonata al limite dell’incredibile è quella intercettata a marzo 2014 tra l’ingegner Pinna e un funzionario del Gal. Il dirigente espone a Pinna i problemi rilevati e sottolinea con evidente imbarazzo «...eeeeeeeeeh quello che mi detto per quanto riguarda Sarule...» «Sì?» risponde Pinna. E il funzionario spiega: «Che si sta ristrutturando o sistemando una piazza che non esiste e un fabbricato comunale che ancora non esiste: anche quello non è un intervento fattibile». Pinna: «Quindi anche Sarule, no?» «E beh... – risponde il funzionario – perché come fate a fare un intervento su un arredo o comunque un qualcosa prospiciente un edificio comunale che ancora non esiste?» «Vero vero – risponde Pinna – adesso chiamo uno dei due progettisti».

E la progettista non può che ridere delle incongruenze: «...a Sarule non è possibile realizzare una nuova edificazione. E neanche allo stato attuale su cui si dovrebbe intervenire non si può perché non esiste ancora la piazza. È proprio fuori, fuori».

«Una piazza? Dove? Incredibile. Se invece avessero pensato a portare a termine i lavori che hanno cominciato da anni in via Nazionale» Mariangela Barca, da due anni sindaco di Sarule, non ha preso molto bene il coinvolgimento del suo paese nella vicenda giudiziaria. «L’ingegner Pinna aveva ricevuto incarichi dalla precedente amministrazione – ha spiegato il sindaco –. Lavori che abbiamo ereditato e che speriamo vengano portato a ternine al più presto. Tre lotti che devono essere conclusi e sui quali abbiamo anche avuto problemi sulle parcelle da pagare. Le avevamo contestate, ma dall’ordine ci è stato risposto che erano congrue e quindi abbiamo dovuto pagarle. Per quanto riguarda la piazza sul fiume tombato – ha concluso Mariangela Barca – la nuova dirigente dell’Ufficio tecnico ha detto chiaramente che è pericolosa e non è realizzabile».

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