La Nuova Sardegna

Formaggio Pecorino, scoppia la lite tra Lazio e Sardegna

Claudio Atzori
Claudio Atzori

La disfida sulla denominazione del romano, la Legacoop sarda lancia l’allarme

25 novembre 2016
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CAGLIARI. I produttori laziali vogliono diventare padroni del marchio Dop Pecorino romano e ci provano «con una campagna oltraggiosa organizzata dalla Coldiretti Lazio e dai politici locali». È l'allarme lanciato dal presidente di Legacoop Sardegna, Claudio Atzori, con una lettera aperta alla Regione, ai parlamentari, alle associazioni agricole e alle aziende di trasformazione.

«Basta leggere – scrive Atzori – la rassegna stampa dei giornali del Lazio e di quelli nazionali per capire cosa sta succedendo. Da quelle parti vogliono mettere in discussione la titolarità della Denominazione di origine come se spettasse solo ai produttori laziali il titolo di romano».

Secondo il numero uno di Legacoop Sardegna «dal Lazio arriva ogni giorno un attacco sempre più frontale al Consorzio sardo per la tutela del Pecorino, mentre tutti sanno che solo tre aziende laziali trasformano romano e comunque in piccole quantità rispetto a quello prodotto invece in Sardegna».

C’è dell’altro, prosegue Claudio Atzori: «Coldiretti da tempo sostiene la richiesta, che arriva ancora dal Lazio, di un nuovo marchio Dop, il Cacio romano, che di per sé avrebbe un solo effetto: generare confusione sui mercati». Per Legacoop anche questa strategia fa parte di un attacco mirato, perché «i laziali non dicono che già dal 2009 possono utilizzare la dicitura Pecorino Romano prodotto nel Lazio e quindi confermano che il loro vero obiettivo togliere la denominazione e l'utilizzo del marchio Pecorino romano ai produttori sardi».

Ora – è la conclusione del presidente di Legacoop Sardegna, «ci attendiamo una presa di posizione forte anche da parte di Coldiretti Sardegna, del suo presidente Giovanni Battista Cualbu e del suo direttore Luca Saba». Tutto questo, sottolinea Atzori in chiusura – perché «insieme dobbiamo organizzare una battaglia comune per difendere il marchio Pecorino romano e quindi i 12mila pastori sardi, le loro cooperative di trasformazione e la trasformazione degli industriali».

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