Carcerati, ma col sussidio: 92 persone denunciate

Reddito di cittadinanza irregolare per 158 tra detenuti e loro parenti

CAGLIARI . C’è stata un’impennata di casi di reddito di cittadinanza percepito senza averne i requisiti. Tra quelli che vengono comunemente definiti “furbetti” in Sardegna c’è anche un nutrito gruppo di detenuti e di loro familiari. Li ha scovati la guardia di finanza di Cagliari: 66 carcerati e 92 loro parenti hanno percepito indebitamente il sussidio sociale. Dei sessantasei “ospiti” nelle dieci strutture penitenziarie isolane, 28 erano in regime di 416 bis perché condannati per associazione in reati di stampo mafioso, prevalentemente traffico di sostanze stupefacenti, ma anche rapine e furti. Non mancano neppure i perseguiti e riconosciuti colpevoli di violenza sessuale. I familiari che hanno omesso di dichiarare nella domanda di sussidio che un loro congiunto era in carcere, condizione che rende inapplicabile la concessione del reddito di cittadinanza, sono invece 92.

Quello dei carcerati e dei loro familiari, è il secondo settore specifico passato al setaccio dalle Fiamme Gialle del comando provinciale di Cagliari in tutta la Sardegna dopo quello dei commercianti ambulanti, che in 52 avevano percepito indebitamente l’assegno di cittadinanza.

L’attività di controllo, avviata a marzo del 2019 contestualmente all’inizio della corresponsione del sussidio mensile ai senza lavoro e comunque con redditi minimi, ha riguardato finora oltre 2.000 cittadini e prosegue intensamente a vasto raggio, a prescindere da specifici settori monitorati nell’attività generale dei finanzieri del comando provinciale di Cagliari, diretti nelle operazioni dai tenenti colonnello Andrea Aurora e Edmondo Massa.

L’importo complessivo delle somme indebitamente percepite, è di poco superiore a 548 euro. Tutti i soggetti individuati sono stati segnalati all’Inps per il recupero del beneficio economico incassato, fra loro 92 sono stati anche denunciati all’autorità giudiziaria perché firmatari della domanda di corresponsione del beneficio. Il reato ipotizzato è quello della truffa ai danni dell’ente previdenziale di Stato.

«I carcerati – ha precisato il tenente colonnello Aurora – sono già a carico dello Stato e spesati di tutto, quindi non devono usufruire di alcun beneficio economico sociale. I familiari che hanno omesso di dichiarare che un loro congiunto era detenuto al momento della presentazione della domanda, hanno prodotto un falso. E quando il familiare è diventato un recluso, non lo hanno comunicato all’Inps, continuando a percepire indebitamente il sussidio».

Nel dettaglio, ottantaquattro sono le posizioni irregolari riscontrate dai finanzieri per detenuti transitati nel carcere mandamentale di Uta e loro familiari, venticinque a Sassari nel penitenziario di Bancali, venti a Nuoro (Badu ‘e Carros), dodici a Oristano (Massama), sette a Tempio, tre ad Alghero e Lanusei, i restanti negli istituti penitenziari di Is Arenas, Mamone, Isili, Onanì. «La nostra attività di controllo in questa misura di welfare – hanno concluso i colonnelli Aurora e Massa -, proseguirà incessantemente nel contesto dei controlli della spesa pubblica».

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