Scacco matto alle rinnovabili: «Ecco i responsabili»

Secondo Legambiente burocrazia, enti locali e comitati bloccano la rivoluzione energetica

CAGLIARI. Dall'impianto eolico off-shore al largo del Sulcis, alle pale eoliche a Nulvi, al fotovoltaico su Macomer. Tra i luoghi simbolo scelti da Legambiente per denunciare come in Italia le fonti rinnovabili siano «ferme al palo a causa di burocrazia, amministrazioni locali e regionali, Sovrintendenze e comitati Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato)» ci sono anche le tre località sarde.

«Il rincaro bollette non si risolve attraverso una insensata corsa al gas e al nucleare, ma puntando su fonti pulite, efficienza e autoproduzione. Se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta venisse realizzato, l'Italia avrebbe anche già raggiunto gli obiettivi climatici europei», spiega l'associazione ambientalista nel nuovo rapporto “Scacco Matto alle rinnovabili”. Per la Sardegna sono stati scelti il progetto dell’impianto fotovoltaico nell’area industriale di Macomer contestato secondo Legambiente dall’amministrazione comunale e quello di revamping dell’impianto eolico nei Comuni di Ploaghe e Nulvi. «Il parco eolico esistente, in attività da quasi vent’anni e ormai obsoleto, è composto da 51 aerogeneratori per 43 megawatt. Il progetto di rewamping della ERG – Scrive il report di Legambiente – prevede la dismissione di tutti i vecchi aerogeneratori per realizzarne 27 nuovi per 121,50 megawatt totali. Un progetto di riqualificazione e di efficientamento che, si vede aumentare la potenza complessiva ma elimina dal territorio 51 vecchi aerogeneratori per lasciare spazio ad impianti più performanti e in numero assai ridotto. Ma che, mentre incontra il favore delle amministrazioni comunali di Ploaghe e Nulvi, trova l’opposizione della Regione, della Sovrintendenza del Ministero della Cultura». Questi hanno vinto ricorso al Tar. Erg si è rivolta al Consiglio di Stato.

Il terzo è l’impianto in linea teorica da realizzarsi al largo della Sardegna sud occidentale, al largo delle coste di Buggerru. Un progetto da oltre un miliardo che non ha però proponenti industriali, ma che vede uniti contro enti locali, Regione, comitato territoriali e associazioni ambientaliste.

E questo aspetto è uno degli elementi inaspettati, ma non sorprendenti, del dossier. A fronteggiare, indirettamente, le posizioni di Legambiente, ci sono infatti altre associazioni ambientaliste, che non possono essere certo tacciate di voler favorire i produttori di fossili o gli inquinatori. A dimostrazione che su questi temi gli schieramenti sono quantomemo fluidi.(g.cen.)

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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