Da Arzachena a Kiev per riuscire a mostrare l’orrore dell’invasione
di Antonello Sechi
Andrea Filigheddu si trova nella capitale Ucraina. Con le sue immagini descrive la sofferenza di un popolo
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OLBIA. L’immagine forse più suggestiva scattata da Andrea Filigheddu negli ultimi giorni non è quella di uno dei tanti edifici sventrati dalle bombe di Putin, che si possono vedere aprendo un sito qualunque in queste orribili giornate europee. È quella di un’autostrada, grande e vuota. Come se la gente si fosse improvvisamente dissolta nel nulla con le sue auto. C’è un solo particolare che fa capire che non è un giorno qualunque di lockdown duro anti-Covid: nei grandi cartelli stradali azzurri sono rimaste le frecce ma non dicono dove vanno. Qualcuno ha cancellato il nome di Kiev-Kviv e le altre indicazioni con una mano di vernice. I carri armati russi, se dovessero arrivare da qui, dovranno affidarsi a Google Maps: niente indicazioni puntuali dalla segnaletica stradale. «Sì, è così», spiega in una chiamata whatsapp il giovane fotoreporter di Arzachena, 25 anni il prossimo 8 marzo.
Con indosso il giubbotto antiproiettile, sull’auto con la scritta “Press” ben visibile sta tornando verso piazza Maidan, all’hotel Kozatsky, l’unico rimasto aperto, dove hanno piazzato la loro base i giornalisti che hanno deciso di andare o restare in Ucraina per documentare l’attacco russo che riporta un’incredibile guerra vera nel cuore dell’Europa.
«Abbiamo provato ad avvicinarci alla zona del fronte, i russi sono nella cintura a nord-nord ovest della città. Strade e autostrade sono vuote: c’eravamo noi e ogni tanto qualche carro armato. Non sono ancora entrati, a parte qualcuno forse. Ne abbiamo appena visto tre legati e bendati, catturati dalla guardia civile: pensano che siano sabotatori», prosegue il giovane fotoreporter. Che anziché seguire le orme del padre Luca, esponente di una facoltosa famiglia di Arzachena, titolare di alcuni alberghi 4 stelle nella costa smeraldina, ha scelto l’adrenalina del fotoreporter di guerra. Liceo ad Arzachena, laurea all’Istituto europeo del design di Milano con predilezione per il fotogiornalismo, alcuni viaggi solitari in posti come l’Iran e l’India, poi l’incontro con Claudio Locatelli, che è al suo fianco in auto nel viaggio di ritorno nel cuore di Kiev, interrotto ogni paio di minuti dalla verifica dei loro documenti nei vari check point.
Locatelli non è uno qualunque. Free lance, passa da un teatro di guerra all’altro (Afghanistan, Siria, Armenia ecc.). È conosciuto come “il giornalista combattente” e pubblica i suoi reportage su Facebook. «Ci siamo conosciuti in viaggio _ racconta Filigheddu _, nel 2020 siamo andati insieme a documentare per un mese il conflitto nel Nagorno Karabakh, in Armenia. Il 24 febbraio, quando è scoppiata la guerra qui in Ucraina, ci siamo dati appuntamento a Milano e siamo partiti in auto per Kiev, passando attraverso l’Ungheria». Filigheddu e Locatelli sono arrivati nella capitale il 27 e hanno visto la città cambiare sotto i loro occhi man mano che i russi si avvicinavano alla città.
«Oggi siamo stati alla stazione _ racconta _ c’è una folla enorme di persone che sale sui treni che vanno a ovest, soprattutto donne e bambini. Molti piangono. Gli uomini rimangono qui. Solo se vai nei quartieri lontani dal centro hai una sensazione di relativa normalità e trovi market ancora aperti. In centro invece ci sono solo soldati e giornalisti. Le strade che portano qui si riempiono ogni giorno di più di blocchi di cemento e cavalli di frisia».
I russi si avvicinano alla capitale ucraina. Lo dicono anche le esplosioni. Come quella che tre giorni fa ha colpito l’antenna della tivù, «ma qui funziona ancora tutto». La guerra è a un passo, in ogni caso. Se ad Arzachena ne temono le ricadute economiche per il bando dell’Unione Europea agli oligarchi russi proprietari di ville e frequentatori di alberghi e ristoranti di lusso, Andrea Filigheddu, partito proprio da Arzachena, quella guerra vuole documentarla – anche su Instagram (@andreafilighedduphoto) – con i suoi scatti.
Con indosso il giubbotto antiproiettile, sull’auto con la scritta “Press” ben visibile sta tornando verso piazza Maidan, all’hotel Kozatsky, l’unico rimasto aperto, dove hanno piazzato la loro base i giornalisti che hanno deciso di andare o restare in Ucraina per documentare l’attacco russo che riporta un’incredibile guerra vera nel cuore dell’Europa.
«Abbiamo provato ad avvicinarci alla zona del fronte, i russi sono nella cintura a nord-nord ovest della città. Strade e autostrade sono vuote: c’eravamo noi e ogni tanto qualche carro armato. Non sono ancora entrati, a parte qualcuno forse. Ne abbiamo appena visto tre legati e bendati, catturati dalla guardia civile: pensano che siano sabotatori», prosegue il giovane fotoreporter. Che anziché seguire le orme del padre Luca, esponente di una facoltosa famiglia di Arzachena, titolare di alcuni alberghi 4 stelle nella costa smeraldina, ha scelto l’adrenalina del fotoreporter di guerra. Liceo ad Arzachena, laurea all’Istituto europeo del design di Milano con predilezione per il fotogiornalismo, alcuni viaggi solitari in posti come l’Iran e l’India, poi l’incontro con Claudio Locatelli, che è al suo fianco in auto nel viaggio di ritorno nel cuore di Kiev, interrotto ogni paio di minuti dalla verifica dei loro documenti nei vari check point.
Locatelli non è uno qualunque. Free lance, passa da un teatro di guerra all’altro (Afghanistan, Siria, Armenia ecc.). È conosciuto come “il giornalista combattente” e pubblica i suoi reportage su Facebook. «Ci siamo conosciuti in viaggio _ racconta Filigheddu _, nel 2020 siamo andati insieme a documentare per un mese il conflitto nel Nagorno Karabakh, in Armenia. Il 24 febbraio, quando è scoppiata la guerra qui in Ucraina, ci siamo dati appuntamento a Milano e siamo partiti in auto per Kiev, passando attraverso l’Ungheria». Filigheddu e Locatelli sono arrivati nella capitale il 27 e hanno visto la città cambiare sotto i loro occhi man mano che i russi si avvicinavano alla città.
«Oggi siamo stati alla stazione _ racconta _ c’è una folla enorme di persone che sale sui treni che vanno a ovest, soprattutto donne e bambini. Molti piangono. Gli uomini rimangono qui. Solo se vai nei quartieri lontani dal centro hai una sensazione di relativa normalità e trovi market ancora aperti. In centro invece ci sono solo soldati e giornalisti. Le strade che portano qui si riempiono ogni giorno di più di blocchi di cemento e cavalli di frisia».
I russi si avvicinano alla capitale ucraina. Lo dicono anche le esplosioni. Come quella che tre giorni fa ha colpito l’antenna della tivù, «ma qui funziona ancora tutto». La guerra è a un passo, in ogni caso. Se ad Arzachena ne temono le ricadute economiche per il bando dell’Unione Europea agli oligarchi russi proprietari di ville e frequentatori di alberghi e ristoranti di lusso, Andrea Filigheddu, partito proprio da Arzachena, quella guerra vuole documentarla – anche su Instagram (@andreafilighedduphoto) – con i suoi scatti.
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