Anci, nessuno ha il quorum sfida rinviata all’autunno
di Umberto Aime
Servono 161 voti: Deiana si ferma a 146, Urpi a 139. Decisive 32 schede bianche
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CAGLIARI. Nessun eletto e il tutto rinviato a dopo le elezioni amministrative di maggio-giugno. L’assemblea dei sindaci non ce l’ha fatta a scegliere il nuovo presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, fino al 2027. Erano e sono rimaste troppe le divisioni fra i due blocchi di partenza. Alla fine a far saltare l’elezione, sono state le schede bianche. Non si sono schierate e hanno lasciato entrambi gli schieramenti a metà del guado. Non è passato l’uscente e auto-ricandidato Emiliano Deiana, con 146 preferenze totalizzate rispetto ai 320 votanti, e che per 15 schede è rimasto sotto il quorum 161. Non è passato neanche Alberto Urpi, sindaco di Sanluri e capo di gabinetto dell’assessorato all’industria. Ha totalizzato 139 preferenze, appena sette in meno dell’avversario. Di fatto non ha vinto neanche nessuna delle due contrapposte alleanze trasversali – frutto di un intreccio pressoché indecifrabile fra centrosinistra e centrodestra – e che, con il passare dei giorni, s’erano aggregate attorno ai candidati in campo. A non far eleggere Deiana – ma nemmeno Urpi – è stato il terzo blocco, quella delle 32 schede bianche appunto, più tre nulle, in cui alla fine si è riversato gran parte del centrosinistra ortodosso. Quello che sin dall’inizio della turbolenta assemblea aveva ritenuto improponibile la ricandidatura di Deiana (non è più sindaco ma solo consigliere comunale a Bortigiadas)e – allo stesso tempo – irricevibile il passo avanti improvviso di Urpi, considerato troppo del centrodestra (da Sardegna 20.Venti in poi) per essere votato. Dalla Fiera di Cagliari, dov’è stata organizzata l’assemblea e aperto il seggio, nessuno è uscito vincitore, solo sconfitti.
Cosa accadrà. I sindaci saranno riconvocati non prima delle elezioni amministrative: a maggio, o giugno, quindi in autunno, quando al voto andranno 65 Comuni, e proprio quei nuovi eletti potrebbero finire per spostare gli attuali equilibri. Deiana ci proverà ancora? È molto probabile, ma non certo. Urpi si ripresenterà? Ancora non ha deciso. A questo punto, stando alle indiscrezioni, l’auspicata e ritrovata unità dell’Anci potrebbe essere legata alla discesa in campo di un terzo nome. Ma da chi sarà proposto: dal centrosinistra allargato ad alcune frange del centrodestra, oppure dal centrodestra che pesca voti altrove, o forse dal centrosinistra ortodosso in cerca di rivincite su un blocco e sull’altro? Lo si scoprirà fra diversi mesi.
Prima del voto. Non è stata un’assemblea vissuta nella bagarre, nello scontro all’arma bianca. Più che altro è stata una sfida silenziosa. S’è consumata nei corridoi e nelle ultime file della platea, con un’infinità di conciliaboli e casacche cambiate al volo fino a qualche attimo prima del voto. Ai sindaci l’auto-ricandidato Deiana s’è presentato con un lungo, articolato e a tratti appassionato discorso. Ha rivendicato i risultati contabili ottenuti nei suoi cinque anni di governo – «da un passivo di 300mila euro, siamo passati a un attivo di 900mila» – ma soprattutto quelli politici. «Ho tutelato le piccole comunità, evitando che fossero soffocate dalle medie e grandi», le sue prime parole. Subito dopo: «Ero consigliere comunale e non sindaco, posizione che ora mi è contestata, anche durante la pandemia, quando mi sono messo a disposizione di tutti 24 ore su 24». Ancora: «Mi sono ricandidato perché, insieme ai miei sostenitori, ho un progetto da portare a termine, mentre oggi chi vuole abbattermi propone un programma povero». Infine: «A me interessa l’unità pratica, non quella di facciata». Urpi ha replicato: «Deiana è troppo legato alla “paesitudine”, concetto che a me non piace. Io sono un ottimista proteso verso il futuro. Modernizzare è la leva per ripopolare i piccoli Comuni». Ha poi messo in chiaro il suo essere legato all’attuale Giunta di centrodestra: «Se eletto, ascolterò le diverse posizioni e deciderò se proseguire o meno nel mio attuale ruolo».
Dopo il voto. Alle 18, dopo un’assemblea durata otto ore, entrambi i candidati hanno preso atto di essere rimasti lontani dal quorum richiesto. A caldo la reazione di Deiana è stata: «Questo risultato segna una sostanziale divisione fra due blocchi, o meglio tre, e di conseguenza il percorso non sarà facile. Abbiamo prevalso, ma non è bastato. D’ora in poi verificheremo come affrontare il secondo tempo della partita». Urpi : «Il testa a testa è già di per sé un successo. Non eravamo certo noi gli uscenti». Deiana si ricandiderà? «Presto faremo un ragionamento con l’altro candidato e decideremo il da farsi». Urpi: «In futuro condivideremo un unico nome? È possibile, vedremo».
Cosa accadrà. I sindaci saranno riconvocati non prima delle elezioni amministrative: a maggio, o giugno, quindi in autunno, quando al voto andranno 65 Comuni, e proprio quei nuovi eletti potrebbero finire per spostare gli attuali equilibri. Deiana ci proverà ancora? È molto probabile, ma non certo. Urpi si ripresenterà? Ancora non ha deciso. A questo punto, stando alle indiscrezioni, l’auspicata e ritrovata unità dell’Anci potrebbe essere legata alla discesa in campo di un terzo nome. Ma da chi sarà proposto: dal centrosinistra allargato ad alcune frange del centrodestra, oppure dal centrodestra che pesca voti altrove, o forse dal centrosinistra ortodosso in cerca di rivincite su un blocco e sull’altro? Lo si scoprirà fra diversi mesi.
Prima del voto. Non è stata un’assemblea vissuta nella bagarre, nello scontro all’arma bianca. Più che altro è stata una sfida silenziosa. S’è consumata nei corridoi e nelle ultime file della platea, con un’infinità di conciliaboli e casacche cambiate al volo fino a qualche attimo prima del voto. Ai sindaci l’auto-ricandidato Deiana s’è presentato con un lungo, articolato e a tratti appassionato discorso. Ha rivendicato i risultati contabili ottenuti nei suoi cinque anni di governo – «da un passivo di 300mila euro, siamo passati a un attivo di 900mila» – ma soprattutto quelli politici. «Ho tutelato le piccole comunità, evitando che fossero soffocate dalle medie e grandi», le sue prime parole. Subito dopo: «Ero consigliere comunale e non sindaco, posizione che ora mi è contestata, anche durante la pandemia, quando mi sono messo a disposizione di tutti 24 ore su 24». Ancora: «Mi sono ricandidato perché, insieme ai miei sostenitori, ho un progetto da portare a termine, mentre oggi chi vuole abbattermi propone un programma povero». Infine: «A me interessa l’unità pratica, non quella di facciata». Urpi ha replicato: «Deiana è troppo legato alla “paesitudine”, concetto che a me non piace. Io sono un ottimista proteso verso il futuro. Modernizzare è la leva per ripopolare i piccoli Comuni». Ha poi messo in chiaro il suo essere legato all’attuale Giunta di centrodestra: «Se eletto, ascolterò le diverse posizioni e deciderò se proseguire o meno nel mio attuale ruolo».
Dopo il voto. Alle 18, dopo un’assemblea durata otto ore, entrambi i candidati hanno preso atto di essere rimasti lontani dal quorum richiesto. A caldo la reazione di Deiana è stata: «Questo risultato segna una sostanziale divisione fra due blocchi, o meglio tre, e di conseguenza il percorso non sarà facile. Abbiamo prevalso, ma non è bastato. D’ora in poi verificheremo come affrontare il secondo tempo della partita». Urpi : «Il testa a testa è già di per sé un successo. Non eravamo certo noi gli uscenti». Deiana si ricandiderà? «Presto faremo un ragionamento con l’altro candidato e decideremo il da farsi». Urpi: «In futuro condivideremo un unico nome? È possibile, vedremo».
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