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Top 1000, un’isola che si batte e cresce nonostante tutto

di Giovanni Bua
Top 1000, un’isola che si batte e cresce nonostante tutto

La presentazione della settima edizione del rapporto. Tanti i gap da colmare ma salgono ricavi e redditività

28 maggio 2024
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Sassari Nonostante tutto. Nonostante i gap infrastrutturali, logistici, i costi dell’energia. Nonostante la “taglia piccola” di un sistema imprenditoriale sfilacciato, che spesso ha difficoltà ad accedere al credito o ai fondi strutturali, mal gestiti e in grande quantità lasciati nei cassetti. Nonostante una formazione non al passo con i tempi, un numero di laureati bassissimo e una carenza drammatica di addetti in decine di figure professionali a tutti i livelli. Nonostante un grado minimo di digitalizzazione e internazionalizzazione.

Top 1000 «Nonostante tutto questo c’è chi ci prova, chi insiste, chi ce la fa. E il sistema imprenditoriale dell’isola cresce, e potrebbe farlo sempre di più, se tutti questi nonostante non ci fossero». Parole del direttore della Nuova Sardegna Giacomo Bedeschi, che ieri mattina nella sala grande della camera di commercio di Sassari ha presentato la settima edizione del Top 1000, l’inserto della Nuova dedicato alle prime mille imprese sarde in ordine di ricavi secondo i bilanci approvati nel 2022 e presenti da poche settimane nel sistema di Infocamere. Un inserto di 64 pagine oggi in omaggio con la Nuova: diviso in quattro parti, sedicimila numeri presenti sull’edizione cartacea (che diventano 50mila sul web) e tante storie, di successo e di resilienza. Raccontate a una platea che rappresenta il cuore del “sistema” economico, politico e imprenditoriale dell’isola. Questo pomeriggio (ore 17,30 Expo), mercoledì 29, si replica a Olbia.

La Regione «La Sardegna ha un gap molto grande rispetto ad altri territori che hanno leve di competitività maggiori – ha spiegato la presidente Alessandra Todde che ha aperto l’incontro collegata dal suo ufficio cagliaritano, dopo i saluti del sindaco Nanni Campus –. Siamo indietro su infrastrutture, logistica, costo dell’energia. Ci sono passi concreti che dobbiamo fare. Sull’energia , dove siamo stati attore passivo e abbiamo in atto speculazioni che rischiano di compromettere ambiente e paesaggio. Servono regole per una transizione energetica condivisa e una multiutility regionale che la governi. E poi industria, turismo, artigianato, cultura, che viaggiano per conto loro. Bisogna parlarsi e utilizzare le opportunità, che in questi anni ci saranno».

In testa «C’è un’industria tradizionale andata in crisi – ha continuato Todde – ma che non va abbandonata. E altre produzioni che sono legate a piani di investimento che abbiamo bene in testa. Su tutti infrastrutturazione e grandi opere, industria nautica, tecnologia. Vogliamo fare molto di più del passato per attrarre investimenti e aiutare le imprese piccole, che hanno difficoltà a scalare, a migliorare l’accesso al credito. Sia per i tempi che dando garanzie. Bisogna riprendere in mano soggetti regionali come la Sfirs. E sfruttare a fondo opportunità irripetibili come l’Einstein telescope. Abbiamo idee chiare su quello che abbiamo trovato e su quello che dobbiamo lasciare».

Il dibattito Parole che lanciano un dibattito tutt’altro che accademico, coordinato dal giornalista nella Nuova Sardegna, Giuseppe Centore. Dal quale emergono necessità, sogni, progetti, parole d’ordine condivise. A iniziare da quelle dette dai due protagonisti, insieme alla Nuova, della redazione del rapporto: la Camera di Commercio e il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’università di Sassari. «L’impresa sarda e combattiva per definizione perché deve colmare gap – sottolinea il presidente della Camera di commercio di Sassari Stefano Visconti –. Uno di questi è la cultura digitale a cui la camera dedica molte delle sue energie. Poi il marketing territoriale e non posso non citare Salude & trigu e Benvenuto Vermentino».

«Bisogna adeguare i sistemi produttivi alle esigenze del presente – dice Giuseppina Carboni, direttrice del Disea –. E l’università lo può fare. Studiando, facendo ricerca ma soprattutto formando quel capitale umano di cui le imprese hanno eccezionale bisogno. Noi stiamo provando a comunicare con i giovani. Ascoltandoli e adeguando la nostra offerta». «Ci sono montagne di risorse da spendere – ha sottolineato il vice presidente della Regione e assessore al Bilancio Giuseppe Meloni – ma vanno spese con una programmazione unitaria. Che permetta davvero alle imprese di accedere ai fondi. Dagli errori noi impariamo anche guardando a modelli virtuosi. Ci siamo fermati a studiare l problemi e lavoreremo per risolverli. Non è sufficiente correre. Bisogna ascoltare».

I numeri E ancora i numeri, di Alberto Ezza di Disea e Francesco Piredda per Cacom. Che raccontano di un tasso mediano di crescita del +18.39% con differenze tra le province. Crescono più le imprese giovani e le più grandi (+di 50milioni). Aumenta il numero addetti e la redditività. C’è l’agroindustria che conferma la sua struttura consolidata, con il lattiero caseario che pesa il 50%. E il turismo in recupero, grazie al ritorno degli stranieri. In un’isola dove 148 comuni su 377 hanno almeno una top 1000, con Sassari che sale (357 con +18 e 14,8 milioni di ricavi) Cagliari che tiene (363 e -2 con 21 milioni al netto della Saras, che da sola ne pesa 37,3), Oristano che arranca (65 e -18 ma con 28,8 milioni). Foto di un’economia che, nonostante tutto, cresce, ma con qualche nonostante in meno potrebbe iniziare a volare.

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