La Nuova Sardegna

La polemica sull’istruzione

Il capo dei presidi va in controtendenza: «Il dimensionamento scolastico non fa danni, le classi nell’isola sono sempre più vuote»

di Paolo Ardovino

	Da sinistra Massimo De Pau, Alessandra Todde e Giuseppe Valditara
Da sinistra Massimo De Pau, Alessandra Todde e Giuseppe Valditara

Massimo De Pau, presidente regionale Anp, difende il Ministero nello scontro con la Regione; «Serve una legge sul diritto allo studio»

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Sassari Succedono cose strane. Per esempio che negli ultimi giorni si sia inasprita la lite tra Regione e ministero dell’Istruzione sul tema del dimensionamento scolastico. E allo stesso tempo che i dirigenti scolastici dell’isola, i primi a essere toccati dagli accorpamenti delle autonomie degli istituti, siano allo stesso tempo gli unici a non lamentarsi. Proprio loro. Con scuole che perdono poteri e altre che raddoppiano il numero di studenti e docenti da gestire, i presidi non hanno i forconi in mano e sembrano anzi accettare con fastidio lo scudo della Regione. «Il dimensionamento non è mica un problema. Si sta guardando il dito, e alla luna chi ci pensa? La vera questione è che ci manca una legge per il diritto allo studio».

Parole di Massimo De Pau, preside dell’istituto Satta di Macomer e preside dei presidi, nel senso che è il presidente sardo dell’associazione dei dirigenti scolastici.

Cosa succede

A inizio anno l’assessora regionale alla Pubblica istruzione, Ilaria Portas, e la presidente della Regione, Alessandra Todde, avevano rispedito al mittente, cioè al governo, il piano per un nuovo dimensionamento delle reti scolastiche che prevedeva tagli alle autonomie e sedi di istituti diversi accorpate. Il ministero competente è andato avanti con la nomina di un commissario – Francesco Feliziani, direttore dell’Ufficio scolastico regionale – e con la soppressione di nove autonomie per l’annata 2026-2027. E la beffa: dei 19 milioni di euro di fondi extra stanziati secondo la bozza del decreto Pnrr, alla Sardegna non spetterà nulla. Proprio perché non ha proceduto in maniera autonoma sul dimensionamento ma si è fatta commissariare. Su questo da giorni volano stracci tra Regione e ministro Giuseppe Valditara. Una punizione bella e buona per Todde e Portas, una battaglia politica e con poche ragioni secondo il titolare del ministero. «Non cambia nulla» E in tutto questo i dirigenti scolastici fanno la parte di John Travolta che si guarda attorno stranito nella scena famosa di “Pulp fiction”. Stando alle parole di Massimo De Pau, infatti, nessuna protesta. «Dirigenti che raddoppiano il carico di lavoro? Non è così, da un punto di vista numerico non c’è problema, ricordiamoci che nell’isola ci sono cinquemila studenti in meno ogni anno».

Il preside dell’istituto Satta di Macomer fa un esempio personale: «Gestisco un istituto tecnico e professionale e nel 2011, solo al tecnico, avevo 900 studenti. Era una condizione più difficile di adesso, che sono 450. Il lavoro non cambia in relazione agli studenti. E il conto del calo demografico è sempre presente». Certo, però un dirigente che coordina classi, docenti e personale ata di una scuola e che viene coinvolto in un accorpamento si ritrova con due sedi, classi di fatto aumentate e idem le altre voci. «Sul punto della leadership non cambia nulla», sostiene De Pau, che non cambia idea. «Se vuole farmi dire qualcosa contro il ministero dell’Istruzione, sappia che non la dirò». No. Per carità.

Una legge regionale

Gli ultimi nove tagli alle autonomie si aggiungono ai 38 decisi dal 2024. Per De Pau, però, il focus è sbagliato. «I problemi della scuola non si risolvono con un singolo provvedimento, ma affrontando l’intero sistema del welfare». Il preside punta il dito su giunta regionale attuale e precedenti: «Manca una legge sul diritto allo studio, nelle due province autonome di Bolzano e Trento e in altri contesti simili all’estero, c’è. Qui nei cassetti regionali, da quando faccio il dirigente, ce ne saranno almeno quattro o cinque. Proposte morte lì».

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