La Sardegna sfida il Governo, la Regione è pronta a impugnare il Piano casa: «No ad appartamenti di 20 metri quadri» – Il punto
La giunta Todde non vuole rinunciare alle proprie competenze e difende standard abitativi più rigorosi. Sullo sfondo resta il conflitto istituzionale già approdato davanti alla Corte costituzionale
Cagliari Alloggi di appena 20 metri quadrati e soffitti alti 2,40 metri. Anche da questi nuovi standard abitativi passa lo scontro tra la Sardegna e il Governo sulle politiche per la casa e sulle competenze regionali in materia urbanistica.
La prossima settimana il Senato dovrebbe approvare, probabilmente attraverso un voto di fiducia, il Piano Casa 2026 già passato martedì alla Camera. Il testo licenziato da Montecitorio non dovrebbe subire modifiche, ma la Regione giudica «non condivisibili» le scelte compiute dal Governo e segnala criticità che riguardano la pianificazione urbanistica, la gestione del patrimonio pubblico e il ruolo degli enti territoriali.
La nuova contrapposizione si inserisce in un confronto istituzionale già aperto con il decreto-legge numero 69 del 2024, il cosiddetto “Salva casa”. Il provvedimento nazionale ha introdotto, a determinate condizioni, la possibilità di attestare l’agibilità anche per alloggi “monostanza” destinati a una persona con una superficie minima ridotta da 28 a 20 metri quadrati. Per due persone il limite può scendere da 38 a 28 metri quadrati. È stata inoltre prevista la possibilità di ridurre l’altezza interna minima da 2,70 a 2,40 metri.
La Sardegna ha scelto di non allinearsi a questi parametri, ritenendoli poco adatti alle esigenze e alle caratteristiche del territorio isolano. La Regione ha preferito conservare standard più rigorosi, sostenendo la necessità di tutelare la qualità dell’abitare e di intervenire sulle difformità edilizie accumulate nel tempo senza abbassare i requisiti minimi degli alloggi.
La decisione aveva provocato la reazione del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che aveva scritto alla presidente della Regione e al presidente del Consiglio regionale manifestando perplessità sul mancato recepimento delle disposizioni nazionali. Il confronto è poi arrivato davanti alla Corte costituzionale. Con la sentenza numero 86 del 2026, la Consulta ha delimitato gli spazi dell’autonomia regionale rispetto ai principi stabiliti dalla normativa statale in materia edilizia. La Corte non ha cancellato nel suo complesso l’impostazione più prudente adottata dalla Sardegna, ma ha dichiarato illegittime diverse disposizioni regionali che estendevano le semplificazioni oltre i confini fissati dal Testo unico dell’edilizia.
Tra le norme censurate figurano quelle che facevano rientrare nella ristrutturazione edilizia gli ampliamenti volumetrici realizzati all’interno della sagoma esistente. Sono state inoltre bocciate le definizioni regionali di totale e parziale difformità costruite attraverso soglie quantitative rigide e alcune possibilità di sanare gli abusi più rilevanti mediante interventi correttivi non previsti dalla disciplina nazionale.
Le reazioni politiche in Sardegna
Su questo terreno già segnato dal contenzioso si innestano ora le contestazioni contro il Piano Casa 2026. «Pur prendendo atto delle modifiche introdotte durante l’iter parlamentare, rimangono elementi che comprimono il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali nelle scelte che riguardano il governo del territorio», afferma l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda. Secondo l’assessore, destano preoccupazione i poteri assegnati alle strutture commissariali, il ridimensionamento della programmazione regionale e il ricorso a fondi e strumenti finanziari per la gestione del patrimonio pubblico.
«Le trasformazioni urbanistiche devono essere guidate dalla pianificazione e dall’interesse delle comunità, non da procedure straordinarie o da logiche finanziarie», sottolinea Spanedda. Per la Regione, il patrimonio pubblico rappresenta una risorsa strategica che deve continuare a produrre valore per i territori, senza essere impiegata per raggiungere obiettivi decisi altrove.
Le critiche riguardano anche le risorse destinate al diritto all’abitare. L’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu considera il provvedimento nazionale distante dalle difficoltà concrete di chi cerca un alloggio dignitoso.
«La Regione da sola ha investito mezzo miliardo, il Governo pensa di risolvere questo problema con un miliardo», osserva Piu, chiedendo l’apertura di un confronto con le amministrazioni territoriali, che conoscono direttamente l’emergenza abitativa e le misure necessarie per affrontarla. Non viene escluso un nuovo ricorso davanti alla Corte costituzionale. La Regione ha annunciato che difenderà le prerogative riconosciute dallo Statuto speciale, il ruolo della pianificazione urbanistica, la funzione pubblica del patrimonio collettivo e il diritto alla casa.
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