Industria automobilistica tedesca, dopo Volkswagen la crisi tocca anche Mercedes: fabbriche a rischio
La casa di Stoccarda fatica a sostenere la competizione internazionale
Berlino L'industria automobilistica tedesca è in una crisi ormai strutturale. La competizione internazionale sta diventando insostenibile a causa dei costi legati al personale e all'energia e i modelli finiscono fuori mercato, soprattutto davanti a quelli cinesi. E dopo Volkswagen tocca a Mercedes che potrebbe dover chiudere due impianti: uno dedicato ai motori, l’altro all'assemblaggio. La casa di Stoccarda non ha ancora comunicato quali sarebbero gli impianti a rischio ma ne ha moltissimi sparsi in tutta la Germania. Tra le altre possibilità al vaglio per contenere i costi, anche l'allungamento dell'orario di lavoro a parità di salario.
Mercedes, tuttavia, è solo l'ultima grande casa automobilistica tedesca a palesare le sue difficoltà. In realtà, è in crisi l'intero comparto industriale dell'automotive. Anche Volkswagen ha recentemente annunciato il taglio di 50mila posti di lavoro, con una riduzione che in prospettiva potrebbe arrivare a 100mila occupati considerando l’insieme dei marchi del gruppo. Il piano prevede anche un forte contenimento dei costi, una gamma di modelli dimezzata e una maggiore produttività degli stabilimenti. Non viene escluso neppure lo stop alla produzione automobilistica in alcune fabbriche tedesche. Nel primo semestre gli utili netti del gruppo sono diminuiti del 30%.
La crisi del colosso tedesco nasce da più fattori: costi elevati, ritardi nella transizione all’elettrico, dazi americani e aumento dei prezzi dell’energia. Ma il problema più profondo riguarda la Cina, passata in pochi decenni da grande mercato per l’industria tedesca a concorrente diretto nei settori a più alto valore aggiunto.
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