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Sassari

La protesta

Quattro chilometri da incubo sulla strada buia: «Qui rischiamo ogni giorno la vita» – La storia

di Argentino Tellini
Quattro chilometri da incubo sulla strada buia: «Qui rischiamo ogni giorno la vita» – La storia

A Marritza non c’è la fermata del bus. A gennaio un migrante è stato travolto e ucciso da un’auto, i residenti: «Abbiamo paura»

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Sorso Costretti a camminare oltre 4 chilometri per raggiungere la loro residenza, sul ciglio di una delle strada trafficatissima e insidiosa. Spesso al buio, con la sola luce dei telefonini a illuminare il ciglio della carreggiata, d’inverno con pioggia e vento, sfiorati dalle auto in corsa. Una roulette russa giornaliera per decine di migranti, ospiti del centro di accoglienza di Marritza “Casale dei Pini”, in località Pedras de Fogu, territorio del comune di Sorso.

Ma pericoli ci sono pure per residenti e turisti, nonché per gli ospiti di “Giovani in cammino”, una struttura che si occupa del reinserimento sociale di detenuti a fine pena. Il motivo è questo: l’Arst dal 2020 ha soppresso due fermate sul rettilineo di Marritza, quella a fianco del distributore di benzina e nel bar La Tonnara e infine ha cancellato anche quella di Pedras de Fogu, a 200 metri dal centro migranti. L’unica fermata superstite è a Tres Montes, isolata e lontanissima, distante appunto oltre 4 chilometri dal centro di accoglienza e 3 dalla struttura che ospita i detenuti a fine pena. 

A gennaio la morte di Oussama

La roulette russa ha macinato per alcuni anni, poi il 20 gennaio scorso c’è scappato il morto.Vittima il tunisino Oussama Mahjoub, 23 anni, ospite da pochi mesi del centro di accoglienza Casale dei Pini. Il giovane era sceso dal pullman nell'unica fermata prevista a Tres Montes, prima dell'incrocio che porta al distributore. Era la corsa serale, quella dopo le 21, mezzo proveniente da Sassari. Dopo aver percorso a piedi e nell’oscurità i soliti 4 chilometri, a qualche centinaio di metri dal centro di accoglienza, è stato travolto e ucciso alle spalle da un’autovettura. Questa morte ha trasformato le proteste di residenti, operatori economici locali e della dirigenza dei due centri per migranti e detenuti a fine pena in un vero e proprio grido. Ma anche questo, a distanza di un anno, è rimasto inascoltato. Tutto infatti è rimasto esattamente come prima: i migranti sfidando la sorte continuano sempre a camminare a piedi per 4 chilometri sul ciglio della strada. Nessun camminamento, niente illuminazione pubblica.

Le promesse dopo la tragedia

Sembrava che la morte del giovane migrante avesse scosso le coscienze istituzionali: le promesse di messa in sicurezza, di rapidi interventi da parte di Arst e Anas, quando i riflettori della cronaca erano ancora accesi, si sono sprecati. Eppure già nel 2022 la soluzione era quasi pronta all’uso. L’assessorato regionale ai Trasporti aveva previsto 7 milioni di euro per risolvere le situazioni di sicurezza del trasporto locale, incluso quello di Marritza. «Con ripristino, potenziamento, adeguamento e attrezzaggio delle aree di fermate precedenti». Tradotto: il ripristino delle tre fermate soppresse. La gestione dell’appalto è stata affidata ad Arst. Poi la pratica si è arenata nelle conferenze di servizio istituzionali, nella burocrazia e nell’inefficienza. Mentre il tratto di strada avrebbe meritato anche altri interventi strutturali. Nel frattempo arriva anche qualche dichiarazione, nel tentativo di giustificare anni di inerzia. «Sono state avviate tutte le attività propedeutiche all’esecuzione dei lavori - la spiegazione della dirigenza regionale Arst - ma queste hanno incontrato difficoltà con la ditta esecutrice già affidataria delle opere. Prima di poter definire tutte le criticità, si è resa necessaria la sostituzione del Rup. Proprio in questi giorni sono in fase di conclusione tutte le procedure per il corretto passaggio delle consegne e poter riavviare il processo». Segue la nota regionale di Anas, che aggiunge ben poco al vuoto operativo. «Noi chiamati a valutare gli aspetti connessi alla sicurezza della circolazione, nelle sedi e secondo le procedure previste, a rilasciare le necessarie autorizzazioni. Per quanto riguarda invece la statale 200, negli ultimi anni è stata interessata da un piano di riqualificazione che ha riguardato l’intero tracciato che si estende per circa 31 km». Chiude infine il sindaco di Sorso Fabrizio Demelas. «Abbiamo più volte sollecitato una soluzione, partecipato a numerosi tavoli anche alla presenza del Prefetto - spiega il primo cittadino - Il 3 settembre ci è stato comunicato che si sta procedendo alla risoluzione del contratto con l’impresa che avrebbe dovuto realizzare le fermate. Circostanza che ha determinato un ulteriore rallentamento. Le fermate però devono essere messe in sicurezza e ripristinate nel più breve tempo possibile». Nel frattempo gli autobus continuano a scaricare per strada ombre nella notte, e la roulette russa gira.

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