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Il fenomeno

L’arte da rotatoria invade i paesi della Sardegna, dal carciofo gigante all’anguilla senza testa

di Claudio Zoccheddu
L’arte da rotatoria invade i paesi della Sardegna, dal carciofo gigante all’anguilla senza testa

Cinque monumenti celebrano i prodotti del territorio: tra grappoli dagli acini rubati, ciliegie giganti e pane zichi illuminato di notte

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Sassari È una novità dei tempi moderni. È l’urgenza con cui rotonde e spartitraffico recuperano il senso estetico dimenticato dai progettisti. È lo spazio che si trasforma in un ambiente ibrido, a metà tra l’arredo urbano e il contributo all’arte moderna. In altre parole, è la scelta artistico-urbanistica-identitaria con cui le piccole comunità accolgono viandanti e viaggiatori con il loro biglietto da visita monumentale, un manifesto stradale che spesso richiama l’orgoglio del territorio e la sua capacità produttiva. In principio erano le scritte di costasmeraldiana memoria, alle volte scopiazzate con risultati tragicomici anche all’ingresso dei peggiori pueblos di provincia. Poi è arrivato il filone dell’abbellimento agroculturale. Fortunatissimo e replicatissimo. L’ultimo della specie è di Siamaggiore, provincia di Oristano, dove nello spartitraffico tra via Roma e via Aldo Modo è spuntato un carciofo gigante.

Il carciofo

Fresco d’inaugurazione, l’omaggio dell’amministrazione comunale alla coltura tipica è una statua monumentale che celebra il prodotto principe del paese. Sia chiaro, l’estetica non è in discussione. L’argomento è stato superato già nel 1600 da Giulio Cesare Croce nell’opera “Le piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino” in cui si leggeva che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”. La firma, poi, è di Giuseppe Carta. Un artista che ha esposto in tutto il mondo e che è stato scelto dalla Camera dei deputati come “Eccellenza artistica” del 2026. Discorso chiuso. Forse si potrebbe approfondire la scelta politica, perché il carciofo nasce dalla terra ma soprattutto dall’impegno dell’agricoltore. E il “povero” contadino, da queste parti, non ha mai avuto una statua che celebra la sua laboriosità. Accadeva secoli fa, un esempio sono le sculture lignee di Sant’Isidoro con le sue spighe di grano. Ora si preferisce puntare sull’inanimato. E il carciofo di Siamaggiore è solo l’ultimo esempio.

Il grappolo d’uva

Monserrato ha abbellito le sue strade scegliendo un grappolo d’uva, realizzato in vetro di Murano. L’opera è stata sistemata tre anni fa al centro della rotatoria di via San Fulgenzio. Da quel momento in poi, il grappolo di Monserrato, però, è scomparso dai radar della critica d’arte per comparire, invece, in quelli della cronaca. Gli acini, almeno tre, sono stati staccati e rubati. Per fortuna i mercanti d’arte senza licenza sono stati rintracciati e denunciati. Mancano all’appello, invece, i turisti annunciati dal sindaco dopo la posa dell’opera che ricorda la tradizione vinicola di Monserrato: «Richiamerà tanti turisti che vorranno farsi un selfie, come nella pietra della Costa Smeralda». Parole che avevano sfoggiato contemporaneamente ottimismo e costasmeraldismo, in dosi più o meno uguali.

Le ciliegie

Nessuno ha mai rubato le due ciliegie sistemate all’ingresso di Lanusei. Troppo grandi e troppo rosse per passare inosservate nel mercato clandestino delle sculture stradali. L’unico rischio è che passi da Lanusei qualche aficionado del Pacha di Ibiza, discoteca leggendaria che come simbolo ha proprio due ciliegie, tra l’altro molto simili a quelle realizzate in un tripudio di poliuretano e metallo proprio all’ingresso di Lanusei. Ma da queste parti non si parla di musica, di balli o di notti folli. Le ciliegie di Lanusei indicano il frutto simbolo del paese ogliastrino. E anche qua l’importanza del prodotto ha superato quella del produttore.

Pane Zichi

Il top della gamma è un luogo in cui qualcuno è andato davvero solo per farsi i selfie. La location è più a nord. Precisamente in via Nazario Sauro, a Bonorva. Questa volta il monumento non è nella rotatoria, dove invece ci sono due lapidi. In una si legge il nome del paese, nell’altra c’è un messaggio di benvenuto. Giusto raccontarlo perché è difficile che qualcuno le abbia viste arrivando in paese. L’occhio cade subito sulla sinistra, sulla gigantesca statua dal profilo discoidale che raffigura il pane zichi, prodotto tipico della cittadina del Meilogu. Anche in questo caso, non c’è traccia di omaggi monumentali ai panificatori. C’è però da segnalare la possibilità di visione by night: i tre metri di statua dedicata al pane raggiungono l’apice nelle ore notturne, quando un fascio di luce la illumina dal basso verso l’alto rendendola ancora più appariscente.

L’anguilla

L’ultima, o meglio la prima per dati anagrafici, nella top five delle statue da rotatoria è anche l’antesignana del movimento artistico stradale e, per quanto rappresenti un “prodotto” del territorio, ha alcuni problemi: è lontana da una rotatoria e non è all’ingresso del paese. Peccato. L’anguilla di Santa Giusta è vicina ad un incrocio in centro, anche abbastanza anonimo, ma ha una particolarità molto artistica: è rimasta incompleta per 15 anni. La testa sarebbe dovuta spuntare altrove. Forse a Cabras, forse in un altro paese. Purtroppo non se ne è mai fatto nulla fino all’anno scorso, quando la testa è spuntata dietro il municipio, dentro un’aiuola. Nessuna traccia, invece, del monumento al pescatore. Ma, chi lo sa? Potrebbe esserci almeno un’altra rotatoria da elevare a simbolo identitario.

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