Accuse di usura al Banco: la Cassazione annulla l’archiviazione per vizio di forma

Ritorna nelle mani della Procura di Nuoro il caso denunciato da una coppia di Bosa

BOSA. C’è un vizio di forma e quell’archiviazione che riguardava i vertici del Banco di Sardegna accusati di usura viene cancellata. Il pronunciamento della Corte di cassazione rimette tutto nelle mani della Procura di Nuoro che si era occupata del caso dei coniugi bosani Giovanni Maria Madeddu e Giovanna Cadau. Erano stati loro a denunciare l’istituto di credito perché ritenevano che gli fossero stati praticati dei tassi di interesse che superavano la soglia consentita e per questo motivo era stato aperto un fascicolo d’inchiesta per il reato di usura. Il pubblico ministero Luca Forteleoni, dopo aver fatto effettuare delle perizie, aveva però riscontrato che l’istituto di credito isolano si sarebbe comportato seguendo i dettami delle leggi. Richiese l’archiviazione che finì nelle mani del giudice per le indagini preliminari, che accolse la richiesta dell’accusa. A questa decisione seguì l’opposizione dei due coniugi che però ottennero ancora una volta risposta negativa dal tribunale nuorese.

Non si sono però arresi e hanno deciso di presentarsi di fronte alla Corte di cassazione, dove il loro avvocato Vittorio Delogu ha fatto emergere un vizio di forma. A Giovanna Cadau non era stato infatti notificato l’atto con il quale il pubblico ministero chiedeva l’archiviazione e questo aspetto è stato ritenuto come «una violazione del diritto della persona offesa al contradditorio». E per questo motivo la Cassazione ha deciso di «accogliere il ricorso con conseguente annullamento senza rinvio». Vuol dire che si torna indietro e che tutte le posizioni dei protagonisti di questa vicenda processuale sono nuovamente da esaminare. Lo si farà nell’udienza del 27 settembre, nella quale si ridiscuterà delle azioni di undici indagati, tra i quali gli ultimi tre presidenti del Banco di Sardegna, Lorenzo Idda, Antonio Sassu e Franco Farina, del vice presidente Ivano Spallanzani, del capo dell'ufficio legale dell'istituto, Salvatorangelo Sanna, degli altri due avvocati Franco Sanna e Andrea Masia, di un'altra funzionaria dell'ufficio legale, Annamaria Pisanu, dei funzionari Giuseppe Secchi e Giuliano Tronci, e dell'impiegata Giuliana Faedda. La vicenda risale all'inzio degli anni Ottanta e riguardava la concessione di due mutui, uno fondiario e uno a tasso agevolato, e l'apertura di tre conti correnti. Giovanni Maria Madeddu e Giovanna Cadau avevano ottenuto un prestito di 370 milioni di lire dal Banco di Sardegna per avviare il ristorante Il Grifone. Secondo le accuse la banca avrebbe chiesto, nel 1998, la restituzione di 330mila euro. Secondo le perizie prodotte dalla difesa dei coniugi Madeddu-Cadau, i tassi applicati avrebbero sfiorato il 200 per cento. Anche i versamenti successivi non sarebbero bastati, fino a far maturare interessi per altri 450mila euro, ossia il 500 per cento.

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