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Una messa, canti e pensieri Idea delle amiche su Facebook

SASSARI. Se solo sapesse che cosa è Facebook, Alina Cossu. Se potesse immaginare che le sue amiche hanno utilizzato la piattaforma sociale per creare un gruppo a lei intitolato e mettere su la...

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SASSARI. Se solo sapesse che cosa è Facebook, Alina Cossu. Se potesse immaginare che le sue amiche hanno utilizzato la piattaforma sociale per creare un gruppo a lei intitolato e mettere su la giornata «Per non dimenticare» raggiungendo tante persone, anche ben oltre i confini della città. È vero che sono passati tanti anni, ma c’è sempre un giorno per cominciare. L’appuntamernto è per domani sera, alle 19, nella basilica di San Gavino, dove il parroco don Mario Tanca celebrerà una messa per Alina. Poi i partecipanti si sposteranno in atrio Comita per un incontro che vuole essere una riflessione, ma anche la ricerca di forze nuove per alimentare la speranza. Palloncini colorati, lanterne volanti, bolle di sapone: qualsiasi cosa leggera che possa levarsi in volo. E canzoni (scelte accuratamente tra quelle preferite da Alina e testi diffusi nella pagina Facebook per consentire a tutti i partecipanti di poterle cantare), messaggi, poesie.

«I colori scelti sono il bianco, il rosa e il fucsia – hanno spiegato gli organizzatori della serata – ma non date retta alle voci in giro, sarete graditi con qualunque colore. Chi vuole potrà esprimere pensieri che riguardino Alina e solo lei. Ci sarà anche una cassetta postale per raccogliere eventuali pessaggi da consegnare alla famiglia».

La mobilitazione su Facebook è cominciata silenziosa da qualche mese e il gruppo «Tutti insieme per Alina» conta già quasi 600 membri. I dialoghi finora sono stati corretti: niente processi e accuse, solo uno sforzo comune per la ricerca della verità. Per capire cosa può essere successo quella sera di tanti anni fa, perché una ragazza che era uscita di casa per andare al lavoro non è più tornata, perché è stata uccisa e da chi.

In questo senso per una volta i social network possono svolgere un ruolo positivo, sensibilizzare, favorire la collaborazione, fare crescere il senso di responsabilità. E creare un grande cerchio che aiuta a sentirsi meno soli. Quella di domani sera potrebbe essere solo la prima tappa di un percorso che mette insieme altri appuntamenti, con lo stesso stile e per ricordare a tutti che non è accettabile, non può essere possibile che chi uccide una ragazza di 20 anni non paghi il suo conto con la giustizia.

Il pensiero va anche a quella telefonista, la donna che “sapeva tutto” e chiamò la famiglia Cossu per dire «So chi è stato a uccidere Alina». Promise di raccontare tutto alle forze dell’ordine, non l’ha mai fatto. È l’ennesimo mistero di una storia che non può essere dimenticata. (g.b.)

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