Cetacei, emergenza per la plastica
Primi dati degli esperti in navigazione nel santuario pelagico a bordo di Astrea
PORTO TORRES. C’è un’emergenza plastica nel Mediterraneo secondo i dati raccolti da scienziati italiani e francesi imbarcati sulla nave oceanografica Astrea, per studiare l’impatto delle materie plastiche sull’ambiente e sugli organismi marini. L’allarme è stato lanciato dagli stessi ricercatori durante l’incontro di ieri mattina nella sala Filippo Canu. I relatori del progetto “Plastic_Busters” hanno cominciato la crociera di studio l’ 8 settembre, e fino a giovedi navigheranno nel santuario dei cetacei Pelagos a bordo della nave di proprietà dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. «Le balenottere presenti all’interno del santuario dei mammiferi marini – ha detto la ricercatrice Maria Cristina Fossi dell’università di Siena –, monitorate attraverso biopsia, presentano nell’organismo una quantità di plastica decisamente superiore a quelle riscontrate in altri zone marine distanti dal Mediterraneo: l’80 per cento della plastica che si trova in mare proviene da terra, e una bottiglia di plastica che rimane sui fondali marini può sopravvivere anche per 500 anni». Anche la tartaruga caretta caretta ingerisce grossi frammenti di plastica, e al pari di balenotteri e cozze rappresentano degli organismi sentinella da monitorare per avere precise indicazioni sullo stato di salute del mare. (g.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
