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Sassari

Mesi ad alta tensione, poi il commissario

Mesi ad alta tensione, poi il commissario

Amministrazione travagliata, cambi di casacca e di campo, infine le dimissioni di 11 consiglieri

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PORTO TORRES. La comunità portotorrese andrà a votare a scadenza “quasi” naturale. Il Comune, in questi ultimi mesi, è stato infatti amministrato da un commissario nominato dalla Regione, un interregno iniziato pochi giorni dopo il 29 gennaio, quando un po’ a sorpresa Gilda Usai si era aggiunta ai dieci consiglieri che si erano detti pronti alle dimissioni. Una fine travagliata, quella della giunta guidata da Beniamino Scarpa, come sono stati travagliati i cinque anni di amministrazione. Una coalizione nata per battere il candidato del Partito democratico, con molti scarpiani addirittura tesserati con il Pd. I veleni interni al centro sinistra erano così esplosi in modo violento, soprattutto durante la campagna elettorale quando gli attacchi personali avevano preso il posto dei programmi.

Che la nuova coalizione non fosse coesa al massimo, si era capito sin dalla prima riunione del consiglio comunale. Con i “vecchi saggi” che si attendevano posizioni di rilievo e che invece si erano ritrovati fra le seconde linee della maggioranza. Una maggioranza che aveva poi iniziato a perder pezzi, tanto che per lunghi mesi (e con un quadro politico sempre in cambiamento) la giunta guidata da Beniamino Scarpa stava in pie per un solo voto. Una coalizione di “sinistra-centro”, come orgogliosamente rivendicavano alcuni esponenti della maggioranza, che lentamente si era trasformata prima in una coalizione multicolore per arrivare a una maggioranza di centro destra grazie al determinante apporto del Partito sardo d’Azione (che nel frattempo aveva accolto nelle proprie fila Gilda Usai) e all’unico consigliere di Forza Italia presente in consiglio comunale, Ivan Cermelli. Un trasformismo che era stato quasi l’orgoglio di Beniamino Scarpa, trasformismo che poi lo aveva sostenuto ma che infine lo aveva scaricato. In questo contesto l’opposizione era sempre rimasta in un angolo. I numeri erano quelli che erano. Fino a quando anche la coalizione scarpiana non ha cominciato a perder pezzi. Per mesi i dieci consiglieri di minoranza hanno minacciato le dimissioni, invitando i sardisti (che pure erano all’opposizione) a lasciare la poltrona. Ma c’è voluto proprio uno scontro interno ai Quattro Mori per far cadere anche l’ultimo mattoncino della giunta Scarpa.

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