Sassari, c'è un caso di scabbia in una scuola elementare

Una bambina di 7 anni ha contratto la malattia due mesi fa. I genitori si lamentano: «Sulla vicenda è calato il silenzio»

SASSARI. Due diagnosi sbagliate, poi un prelievo di tessuto cutaneo effettuato oltre un mese dopo la prima visita rivela la verità: scabbia. Da quel momento, quando i genitori di una bambina di 7 anni che frequenta la seconda elementare di un istituto cittadino, hanno saputo che la loro figlia aveva contratto la parassitosi cutanea provocata dall’acaro “sarcoptes scabiei” è iniziato un incubo durato circa una settimana.

Solo ieri mattina la bambina, finalmente guarita, ha potuto fare rientro a scuola e riprendere a giocare con i compagni, ma i genitori contestano il modo in cui l’istituto scolastico ha gestito l’intera vicenda. «A causa del ritardo nella diagnosi - spiega la mamma della bambina - siamo stati contagiati sia io che il mio compagno e probabilmente la nostra seconda figlia di appena un anno. Non voglio colpevolizzare il pediatra e il primo dermatologo che non hanno effettuato la corretta diagnosi - aggiunge la donna - ma qualcuno si deve prendere delle responsabilità. Solo dopo oltre un mese dalla prima visita, il 29 marzo, dopo circa una ventina di giorni di cure con antistaminici per una sospetta dermatite - aggiunge la donna - ho portato mia figlia da un secondo dermatologo che, successivamente ad una prelievo di tessuto, ha diagnosticato con assoluta certezza la scabbia».

Il sintomo più comune della scabbia è un forte prurito, che può peggiorare di notte o dopo un bagno caldo, quando l’attività degli acari aumenta. La scabbia è contagiosa e di solito viene trasmessa attraverso il contatto prolungato tra le epidermidi, oppure mediante contatti sessuali con un’altra persona infetta. L’infezione si diffonde con maggiore facilità nei luoghi affollati e nelle situazioni in cui ci sono molti contatti ravvicinati, come nelle scuole o negli asili. «Per evitare anche alle altre famiglie della classe e della scuola di sbagliare diagnosi trovandosi davanti a sintomi simili a quelli di una dermatite - aggiunge la mamma della bambina - appena avuta la diagnosi ho prima contattato la maestra di mia figlia e successivamente ho provato con la dirigente scolastica. Dalla prima ho avuto la notizia che si erano presentati altri casi di scabbia nella scuola - denuncia la donna - ma che per la legge sulla privacy non avevano potuto avvisare le famiglie, mentre con la dirigente scolastica non sono riuscita mai a parlarci». Secondo la donna la scuola avrebbe dovuto inviare a tutti una circolare, esattamente come avviene per altri tipi di malattie per i pidocchi. Ma questo non è accaduto. «C’è da tenere conto anche dei costi elevati che abbiamo dovuto sostenere per curarci - conclude la donna - credo che una maggiore trasparenza avrebbe risparmiato tante spese alla nostra famiglia e forse potrebbe risparmiarle ad altre tenute all’oscuro».

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